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La Metamorfosi del sionismo e le sue diverse anime

La metamorfosi del sionismo: dalle origini laiche di Herzl al messianismo politico.

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

Il sionismo storico nasce alla fine del XIX secolo con le aspirazioni caratteristiche dei movimenti politici europei all’avanguardia in quel periodo storico. Nasce come movimento nazionalista promosso da Theodor Herzl, un ebreo ungherese naturalizzato austriaco, con l’intenzione di trasformare l’identità ebraica da una concezione prevalentemente religiosa e comunitaria ad una identità nazionale e politica. Riguardo al simbolo, il sionismo ritenne opportuno adottare l’esagramma, una figura composta da due triangoli incrociati, un simbolo alchemico ed esoterico adottato da molti ebrei come simbolo identitario dai primi anni del XIX secolo e che significa l’unione degli opposti. È un simbolo universale antichissimo, presente in molteplici culture e privo di un significato confessionale esclusivo.

Alla sua fondazione il movimento è quindi di tipo secolare ed è a vocazione territoriale ancor prima di avere un territorio e non vuole rappresentare una religione ma un popolo. Il movimento vide la luce a Basilea nel 1897 ma ebbe come precursore il pensatore Moses Hess, un filosofo e pensatore tedesco che già nel 1862 aveva sostenuto la necessità dell’unione degli ebrei come nazione. Forse, una delle motivazioni, oltre agli episodi di diffuso antisemitismo, come l’Affaire Dreyfus, fu data anche dalle critiche del noto ed autorevole filosofo di origini ebraiche Karl Marx, il quale aveva mosso pesanti critiche all’ebraismo in un saggio giovanile “Sulla questione ebraica” del 1844.

La contestazione che viene mossa da Marx è di tipo squisitamente socio-economico perché il filosofo identifica l’ebraismo con lo spirito del capitalismo, del commercio, del denaro e osserva che l’ebraismo si è trasformato in classe o come un soggetto sociale nel contesto della società borghese. Marx arriva ad affermare che la società moderna si sarebbe ebreizzata a causa del suo utilitarismo ed egoismo. Il filosofo di Treviri prosegue l’analisi sentenziando che la società moderna è diventata “ebrea” nel senso che è dominata dal denaro, dal calcolo utilitaristico e dall’egoismo. Per Marx, il “dio” del mondo moderno è il denaro e gli ebrei sono considerati i portatori storici di questo spirito pratico. Non ci si deve stupire di queste considerazioni che rientrano nelle analisi sul capitalismo del tutto simili a quelle di Max Weber il quale teorizza essere nel calvinismo il seme della mentalità capitalista attraverso l’etica del lavoro e la predestinazione. Oppure come Werner Sombart il quale vede la nascita del capitalismo nel processo storico sviluppato tra il XV e il XVIII secolo, con l’emergere di una nuova mentalità economica.

Probabilmente anche a causa delle severe osservazioni di Marx, il fondatore del sionismo Theodor Herzl di formazione laica essendo un liberale non conservatore, probabilmente ha voluto evitare che l’ebraismo possa essere avvilito rappresentando solo una classe Sociale, quando, invece, lui ne avrebbe voluto fare un popolo tra altri popoli con pari dignità e in cui fossero rappresentate tutte le classi sociali. Questa idea era nata anche sulla spinta culturale dei vari Risorgimenti europei. Lo spirito del movimento sionista era nato rigorosamente laico e per questa ragione fu condannato dall’ortodossia ebraica e dal rabbinato. Riguardo alla sede della nuova patria, dopo alcune incertezze, la scelta cadde sulla Palestina a causa della dichiarazione del ministro degli Esteri britannico Arthur Balfour il 2 novembre 1917 dopo una trattativa con Lord Walter Rothschild che guidava la comunità ebraica inglese e ormai era il personaggio egemone del movimento sionista. Si deduce che in un primo momento il discorso della terra promessa non era tenuto in considerazione. Infatti in uno spirito in cui ancora il colonialismo sembrava un’opzione utile, in precedenza era stata ventilata anche l’ipotesi dell’Uganda.

Per comprendere la trasformazione che il sionismo ha subito occorre aver presente la figura di un singolare personaggio, Abraham Isaac Kook, un rabbino e filosofo russo di origine Askenazita che divenne rabbino capo durante il mandato britannico della Palestina. Con questo personaggio nasce il sionismo religioso e viene stravolto il progetto nato dagli ideali forse ancora ottocenteschi di Herzl. Viene, infatti, sviluppata una teologia che legittimava, agli occhi dei tradizionalisti, il sionismo laico giustificandolo come facente parte del messianesimo, un processo di redenzione divina. Kook arrivò a sostenere che avrebbero potuto fare parte del disegno divino anche i laici o non credenti al momento visti come eretici. Kook rischiava di creare involontariamente una nuova possibile eresia, data la novità, nella tradizione ebraica del messaggio. Asseriva che la volontà divina mirava alla ricostruzione dell’antica Israele e concepiva una “redenzione metafisica” arrivando a una sintesi o meglio un sincretismo tra Torah e sionismo che poteva apparire un paradosso. Se Herzl aveva fatto una distinzione fra ebrei dello Stato sionista e la diaspora, ora questa distinzione non aveva più alcun senso. Oggi Israele non è più una nazione tra le altre e uguale alle altre come desiderava il fondatore ma sembra essersi trasformata in una entità metafisica negando l’aspirazione originaria di uguaglianza con gli altri popoli. Da questa nuova visione escatologica forse ha origine la riattualizzazione della narrazione degli eterni nemici amaleciti che da simbolici vengono incarnati coi nemici del momento.

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