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Capitalismo , consumismo, materialismo, transumanesimo, espressioni di un’unica entità, un lembo di un niente che tutti si contengono. Il potere, il denaro, il controllo, la manipolazione, un vello da conquistare come Giasone negli Argonauti. Il collante per raggiungere tutti questi obiettivi è l’AI, lo strumento essenziale per raggiungere il monopolio tecnico scientifico, militare ed economico.
La Cina non perde colpi per rimanere a galla ai vertici globali e punta tutto sul cavallo di Troia. Ma secondo un articolo di Foreign Affairs su ” China’s Moment of Weakness”, la Cina starebbe “affrontando una crisi economica o un collasso, ma un progressivo deterioramento della sua capacità di influenzare l’economia attraverso i sistemi fiscali e finanziari”. “Dopo anni di investimenti improduttivi e l’accumulo di migliaia di miliardi di dollari di crediti inesigibili, il Paese non è in grado di generare una domanda interna sostenuta da parte di famiglie e imprese ed è interamente dipendente dalle esportazioni per la sua crescita. Lo scorso anno, nonostante la guerra commerciale dell’amministrazione Trump, la Cina ha registrato il suo più grande surplus commerciale globale di sempre, pari a 1.200 miliardi di dollari, esportando beni per un valore di circa 3.800 miliardi di dollari, con un aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente. Il resto dell’economia cinese, nel frattempo, ha subito un significativo rallentamento dal 2022 a causa del crollo del settore immobiliare e delle restrizioni eccessivamente aggressive imposte da Pechino per contrastare il COVID-19” . – Conclude l’articolo – Da una parte la Super potenza Rossa avanza senza sosta nella crescita economica nell’export, dall’altra è rallentata dall’economia interna del Paese.
Un nuova strategia?
Nel Nuovo Ordine Mondiale Orientale, insieme alla Russia, si stanno giocando un tutto e per tutto nello sviluppo di nuove tecnologie come l’Ai. Un assetto, che di fatto, garantisce alle potenze una supervisione aquilina nei vari settori strategici. “In Cina, diciamo spesso che una singola corda non fa musica e un singolo albero non fa una foresta. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe essere un’esibizione solista di un singolo Paese, ma una sinfonia di cooperazione internazionale” – Lo ha detto Xi Jinping, nella Conferenza mondiale sull’AI di Shanghai (WAIC).
L’AI si sviluppa “a una velocità sbalorditiva”, ha detto il presidente cinese, e il mondo “deve affinare più rapidamente le misure per prevenirne la perdita di controllo” annunciando che Pechino aiuterà i Paesi in via di sviluppo a costruire sistemi di AI open-source, mettendo in guardia contro il rischio di “nuove ingiustizie storiche” generate dalla disuguaglianza nell’accesso alla tecnologia. Alla vigilia del summit, ventinove Paesi – tra cui Russia, Pakistan, Indonesia, Brasile e Kazakistan – hanno firmato a Shanghai l’atto costitutivo della World AI Cooperation Organization (WAICO), definita da Xi “una pietra miliare nella storia dello sviluppo dell’AI. La presenza e le parole del presidente cinese hanno avuto ampio eco perché rappresentano una manifestazione esplicita delle ambizioni di Pechino: contribuire a scrivere le regole di governance del nuovo ecosistema proponendosi come un’alternativa a Washington in un momento cruciale della corsa alla leadership tecnologica.
Nel delineare la visione cinese per la governance globale dell’intelligenza artificiale, Xi Jinping ha individuato quattro priorità destinate, secondo Pechino, a guidare lo sviluppo del settore: apertura e cooperazione internazionale, accesso equo alle tecnologie, sicurezza accompagnata dal mantenimento del controllo umano e un rafforzamento del coordinamento multilaterale sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Dietro questa impostazione si intravede una contrapposizione sempre più netta con l’approccio statunitense, sintetizzato dalla cosiddetta Pax Silica, che punta a costruire un ecosistema tecnologico fondato su fiducia, sicurezza e allineamento strategico tra Paesi partner. Da questa prospettiva, la leadership nell’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un vantaggio economico, ma un elemento essenziale della sicurezza nazionale e della competizione geopolitica.
Non sorprende, quindi, che i media di Stato cinesi descrivano la strategia americana come una vera e propria “cortina di ferro dell’AI”, costruita attraverso controlli sempre più stringenti sulle esportazioni di semiconduttori avanzati, apparecchiature per la produzione di chip e tecnologie considerate strategiche.
Questa logica si è manifestata anche nel giugno 2026, quando il Dipartimento del Commercio statunitense ha temporaneamente limitato l’accesso dei cittadini stranieri ai modelli Fable 5 e Mythos 5 sviluppati da Anthropic. Sebbene le restrizioni siano state successivamente revocate, l’episodio ha evidenziato una tendenza sempre più marcata: l’accesso alle tecnologie di frontiera viene progressivamente subordinato a considerazioni di affidabilità politica e di allineamento strategico, piuttosto che a dinamiche esclusivamente di mercato.
l’inganno dell’Open Source
La risposta di Pechino segue una logica differente. Molti dei principali modelli di intelligenza artificiale sviluppati in Cina vengono distribuiti in modalità open source, consentendo a sviluppatori, imprese e governi di integrarli nelle proprie applicazioni senza sostenere costi di licenza.
Questa scelta non riflette tanto una politica di apertura disinteressata quanto una precisa strategia geopolitica. Per Xi Jinping, infatti, l’intelligenza artificiale costituisce uno strumento di influenza internazionale oltre che di crescita economica. Rendere disponibili modelli aperti significa favorirne l’adozione su scala globale, contribuendo a diffondere standard tecnologici, ecosistemi digitali e dipendenze infrastrutturali favorevoli agli interessi cinesi.
La strategia risponde inoltre all’obiettivo di evitare che la Cina venga relegata al ruolo di semplice destinataria di regole elaborate altrove, in un settore sempre più plasmato dalle grandi aziende statunitensi, dai controlli sulle esportazioni e dalle alleanze tecnologiche promosse da Washington.
Come osserva George Chen, responsabile della divisione digitale di The Asia Group, – “il messaggio di Xi è chiaro: la Cina non seguirà nessuno né sul piano tecnologico né nella definizione degli standard dell’intelligenza artificiale. Al contrario, intende assumere un ruolo guida in entrambi gli ambiti”.
La competizione tra Stati Uniti e Cina nel settore dell’intelligenza artificiale entra in una nuova fase. Nel giro di pochi giorni, due tra le principali aziende cinesi del settore, Moonshot AI e Alibaba, hanno presentato nuovi modelli linguistici che, secondo i benchmark diffusi dalle stesse aziende, si collocano ai vertici delle classifiche mondiali, a fronte di costi di sviluppo sensibilmente inferiori rispetto ai concorrenti statunitensi.
La prima a muoversi è stata Moonshot AI con Kimi K3, un modello che, secondo i test interni, sarebbe secondo solo a GPT-5.6 Sol di OpenAI e a Claude Fable 5 di Anthropic, superandoli però in alcuni benchmark specifici. Pochi giorni dopo è arrivata la risposta di Alibaba, che ha presentato Qwen3.8, descritto come uno dei sistemi più avanzati oggi disponibili e competitivo con i migliori modelli occidentali.
Gli annunci di Moonshot e Alibaba hanno inevitabilmente riacceso la competizione tecnologica tra Washington e Pechino, già alimentata lo scorso anno dal successo di DeepSeek, il modello cinese a basso costo che aveva dimostrato come fosse possibile competere con i sistemi americani senza disporre delle stesse risorse finanziarie.
L’offerta di modelli avanzati, liberamente scaricabili e adattabili, si inserisce inoltre in un contesto di crescente contrapposizione strategica. Mentre Pechino punta sull’open source per ampliare la diffusione delle proprie tecnologie e dei propri standard, Washington continua a rafforzare i controlli sulle esportazioni di semiconduttori avanzati e di altre tecnologie sensibili verso la Cina, nella convinzione che il vantaggio nell’intelligenza artificiale rappresenti un asset decisivo per la sicurezza nazionale e la leadership globale. La competizione, dunque, non riguarda più soltanto chi svilupperà i modelli migliori, ma anche quale ecosistema tecnologico riuscirà a imporsi come punto di riferimento internazionale.
Il monito di Papa Leone su AI nella sua Enciclica: ” Magnifica Humanitas”
«La tecnologia non è una forza antagonista rispetto alla persona, né di per sé un male. Tuttavia, essa non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola e la usa». Con queste parole Papa Leone XIV rivolge un richiamo ai protagonisti della rivoluzione digitale nella sua enciclica Magnifica Humanitas, pubblicata in occasione del 135° anniversario della Rerum Novarum.
Fin dalle prime righe il Pontefice pone una questione che va oltre il dibattito tecnico sull’intelligenza artificiale e investe direttamente il destino dell’uomo: «La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme».
L’intelligenza artificiale, come ogni tecnologia, non possiede una morale propria. È uno strumento che riflette le intenzioni di chi la progetta e di chi la utilizza. Può contribuire al progresso dell’umanità, migliorare la qualità della vita e favorire lo sviluppo della conoscenza, oppure trasformarsi in un mezzo di controllo, manipolazione e concentrazione del potere. Per questo motivo il problema non è tanto l’innovazione in sé, quanto la visione dell’uomo che ne orienta lo sviluppo.
Nel pensiero del Pontefice emerge una preoccupazione che è al tempo stesso spirituale e culturale. Una società che riduce la persona a consumatore, produttore o semplice insieme di dati rischia di perdere il senso della propria dignità trascendente. Quando l’uomo si percepisce come autosufficiente e separato dalla propria dimensione spirituale, aumenta il rischio di costruire strumenti che finiscono per dominarlo invece che servirlo.
In questa prospettiva, la tecnologia può diventare anche un potente veicolo di omologazione. Algoritmi, piattaforme digitali e sistemi di intelligenza artificiale influenzano sempre più il modo in cui le persone si informano, comunicano e prendono decisioni. Se guidati esclusivamente da interessi economici o logiche di potere, possono contribuire ad anestetizzare il senso critico e a rendere più fragile la libertà individuale.
Il messaggio di Magnifica Humanitas non è dunque una condanna dell’innovazione, ma un invito alla responsabilità. Papa Leone XIV richiama governi, imprese, ricercatori e cittadini a costruire una tecnologia che rimanga al servizio della persona e del bene comune, anziché trasformarsi in un fine autonomo.
La vera sfida dell’intelligenza artificiale non sarà stabilire fino a dove le macchine potranno arrivare, ma fino a che punto l’uomo saprà conservarne il governo, senza rinunciare alla propria libertà, alla propria coscienza e alla propria umanità. Solo un’innovazione guidata da principi etici e da una visione integrale della persona potrà evitare che il progresso tecnologico si trasformi in una nuova forma di alienazione, facendo della tecnologia uno strumento di crescita e non di dominio.