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Libertà di stampa sotto pressione: l’Italia tra intimidazioni, spyware e allarmi internazionali

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

In Italia, sulla libertà di stampa, di informazione e di critica, non si respira una bella atmosfera. Dalla cosiddetta legge bavaglio, introdotta con il d.lgs.198/2024, al decreto sicurezza con l’inasprimento delle restrizioni e delle pene sulle manifestazioni. Il rischio, oggi, di ricevere denunce diffamatorie ed intimidatorie, per chi svolge indagini investigative giornalistiche, è aumentato a livello esponenziale.

“Sono in fase di sviluppo nuove iniziative legislative sulla protezione dei giornalisti, ma le aggressioni fisiche e altre forme di intimidazione continuano a destare preoccupazione”. Queste alcune delle parole che si leggono tra le righe del nuovo documento stilato dalla Commissione Europea sulla relazione sullo Stato di diritto 2026.  Pochi i passi in avanti del Governo Italiano sulla protezione dei giornalisti e sulla garanzia della libertà di stampa e della sua indipendenza.

La piattaforma Mapping Media Freedom (Mappatura della libertà dei media) ha segnalato 104 episodi, di cui 92 riferibili a varie forme di attacchi contro i giornalisti e 14 ad azioni legali nei confronti di giornalisti. Secondo gli ultimi dati disponibili del centro di coordinamento, nei primi sei mesi del 2025 gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti sono aumentati del 76 % rispetto allo stesso periodo del 2024. 

Il Governo italiano non ha ancora adottato gli atti di diritto derivato per recepire la direttiva anti-SLAPP” – si continua leggere – “I portatori di interessi segnalano un peggioramento della situazione: nella seconda metà del 2025 sono aumentati i casi di aggressioni fisiche e minacce, tra i quali figurano un attentato dinamitardo contro un giornalista e conduttore RAI e l’irruzione di un gruppo di manifestanti negli uffici di un quotidiano. Le procure di Roma e Napoli continuano a indagare sul caso dello spyware Paragon, anche per identificare i responsabili”.

I casi Ranucci e Cancellato su Paragon, travalicano un confine sottile tra libertà democratica e controllo sistemico. Chi ha l’obiettivo di controllare e di impedire che si faccia chiarezza sui casi più oscuri in Italia e all’estero e perché?

Attacco a Sigfrido Ranucci

Era il 16 ottobre 2025 a Pomezia (frazione di Torvaianica), quando un ordigno è esploso davanti al cancello dell’abitazione del giornalista, distruggendo due sue autovetture parcheggiate davanti e danneggiando il muro perimetrale. I rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l‘ordigno era costituito da una carica detonante composta da gelatina da cava, materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, “indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente” per gli inquirenti.

Una telecamera installata sulla Statale 148 Pontina, a diversi chilometri di distanza dal luogo del delitto, ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno della vettura nelle ore immediatamente successive all’attentato.

L’analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico è stata di assoluto rilievo per le indagini. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X, sia il giorno dell’attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.

Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato le misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso per i quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto lo scorso 16 ottobre.

I giudici non hanno accolto le istanze degli avvocati degli indagati – Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis (quest’ultima ai domiciliari) – che avevano chiesto l’annullamento della custodia cautelare e la revisione dell’ipotesi accusatoria di associazione a delinquere con metodo mafioso. E’ stato, dunque, confermato l’impianto accusatorio della Procura, in particolare l’aggravante della modalità mafiosa. Per gli inquirenti il gruppo avrebbe agito su commissione, in cambio di alcune migliaia di euro. I riflettori sono ora puntati sul presunto mandante della bomba l’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, al momento indagato a piede libero, che in passato è stato già coinvolto in altre vicende giudiziarie. Il diretto interessato, nei giorni scorsi, ha rivelato la sua convinzione di andare in cella.

Direzione Approfondimento sospende cautelativamente repliche estive Report

“In attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci, la Direzione Approfondimento ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico. Resta fermo l’appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre”. Questa la nota dell’azienda.

La redazione di Report: “Censura senza precedenti”

“Veniamo a sapere che la Rai ha deciso di  sospendere le repliche estive di Report ‘in attesa che si chiarisca la posizione di Ranucci’. E che lo abbia fatto addirittura per tutelare  noi. Non comprendendo quale connessione possa esserci tra i fatti  emersi in questi giorni e le nostre inchieste, riteniamo che questa  decisione sia lesiva del nostro lavoro e del nostro impegno e temiamo  che possa preludere a una nostra cancellazione in vista della prossima stagione”. Così in una nota la redazione di ‘Report’.

“È grave -spiega il comunicato- che fino a ieri il Direttore Paolo Corsini abbia  valutato con gradimento la qualità delle repliche e oggi in  concomitanza con le richiesta di Libero del gruppo Angelucci  sull’opportunità di mandarle in onda sia stata assunta questa  iniziativa”.

“Del resto, questa decisione è l’estrema conseguenza di una pressione  costante subìta in questi anni, che culmina nella recente richiesta di Fratelli d’Italia di svolgere un’indagine interna alla Rai su Report.  Quindi verrebbe da dire: non vedevano l’ora. Questa censura senza  precedenti avviene ancor prima che le indagini della magistratura  abbiano definitivamente chiarito che cosa e chi sta dietro l’attentato a Sigfrido Ranucci, che ricordiamo è parte lesa in un procedimento  giudiziario”.

La redazione di Report “è un gruppo di redattori testati nella loro  qualità, indipendenza e rigore da moltissimi anni. Amiamo questo  lavoro come parte decisiva della nostra vita. Sappiamo bene che Report è un obiettivo. Ma sappiate che lo difenderemo, centimetro dopo  centimetro”, conclude la nota.

Caso Paragon

È stata depositata la consulenza tecnica disposta dalle Procure di Roma e Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul caso Paragon, l’indagine che riguarda il presunto utilizzo dello spyware “Graphite” ai danni di giornalisti e attivisti. Gli accertamenti, eseguiti dagli specialisti della Polizia Postale e da un collegio di esperti universitari, hanno preso in esame i dispositivi sequestrati dopo le notifiche inviate da Meta ai soggetti potenzialmente coinvolti.

Dalle analisi sono emerse tracce di attività riconducibili a un malware esclusivamente su tre dispositivi Android, appartenenti agli attivisti di Mediterranea Luca Casarini e Giuseppe Caccia e al direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato. Secondo i consulenti, la compromissione dei telefoni risalirebbe alle prime ore del 14 dicembre 2024 e la contemporaneità degli attacchi suggerisce che possano essere stati parte della stessa campagna di infezione.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, procede al momento contro ignoti per accesso abusivo a sistema informatico e intercettazione illecita. Nel corso delle indagini è stato effettuato anche un accesso presso l’Aisi per verificare un eventuale coinvolgimento dell’Agenzia nei confronti di Francesco Cancellato. La verifica ha confermato l’utilizzo autorizzato del software Graphite nei confronti di Casarini e Caccia, già evidenziato dalla relazione del Copasir, ma non ha individuato elementi che colleghino l’attività svolta ai danni del giornalista all’intelligence italiana. Le indagini proseguono per identificare gli autori dell’attacco informatico.

Atti intimidatori ai giornalisti: il Report di Criminalpol 2025

Il documento della Direzione Centrale Polizia Criminale nell’ambito delle attività del Centro di Coordinamento per la Sicurezza dei giornalisti presso il Ministero dell’Interno, riporta i dati del primo semestre 2025 relativi alle aggressioni, minacce e intimidazioni ai giornalisti. Il report viene periodicamente realizzato dalla Direzione Centrale Polizia Criminale (Criminalpol) nell’ambito delle attività del Centro di Coordinamento per la Sicurezza dei giornalisti presso il Ministero dell’Interno.
In base alla relazione sono 81 gli episodi di intimidazioni nei confronti di giornalisti censiti nel primo semestre del 2025, un aumento del 76% rispetto ai 46 episodi dello stesso periodo del 2024.
Degli 81 episodi 40 sono riconducibili a contesti socio/politici, 28 a contesti di criminalità comune, 11 a contesti di criminalità organizzata e 2 ad altri contesti. Degli 81 atti intimidatori 31 i casi di intimidazione perpetrati via web. Gli altri modus operandi più utilizzati sono stati scritte ingiuriose/minacciose: 18 (6 nel 2024); aggressioni fisiche: 16 (7 nel 2024); minacce verbali: 12 (8 nel 2024); danneggiamenti 4, (10 nel 2024).

Sono 20 gli episodi che hanno riguardato le giornaliste nei primi 6 mesi del 2025;
46 quelli di cui sono stati vittime colleghi uomini, mentre 15 sono stati i casi registrati contro redazioni giornalistiche, troupe non meglio specificate o relativi a minacce generiche rivolte alla figura del giornalista (ad esempio striscioni esposti durante eventi sportivi).

La Criminalpol conferma che tra le regioni più pericolose per gli operatori dell’informazione ci sono il Lazio, la Lombardia e la Campania; seguono Calabria, Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia; mentre le province in cui è stato rilevato il maggior numero di episodi sono Roma (con 16 episodi) e Napoli (7 episodi), seguite da Cosenza e Milano con 5 eventi ciascuna e Torino (4 eventi).
In tutto 16 le regioni dove si sono verificate le intimidazioni, con le prime 7 regioni che hanno fatto registrare l’81,5% del totale delle intimidazioni.

RSF, la libertà di stampa nel mondo

Secondo l’organizzazione Reporters sans frontières (RSF), la storica Ong per la libertà di stampa con sede a Parigi, oltre metà dei Paesi del mondo (52,2%) sono oggi in situazione “difficile” o “molto grave” rispetto alla libertà di stampa. Erano appena il 13,7% nel 2002, quando 20% della popolazione mondiale viveva in un Paese in cui la situazione della stampa era ritenuta “buona”. Venticinque anni dopo, meno dell’1% della popolazione può soddisfarsi della stessa cosa. Tra i Paesi più virtuosi, la Norvegia per il decimo anno consecutivo in testa alla classifica Rsf, seguita da Olanda, Estonia, Danimarca e Svezia. Mentre l’Eritrea è ultima in classifica, al 180/o posto per il terzo anno consecutivo. Subito dietro: Corea del Nord (179/o posto) e Cina (178). La Siria (141/a posizione) post-Assad realizza la rimonta più importante della classifica del 2026 (più 36 punti rispetto allo scorso anno).

Male gli Usa, retrocessi al 64/o posto contro il 57/o dello scorso anno. “Dopo un secolo di espansione progressiva dei diritti della stampa negli Usa – scrive Rsf – il Paese conosce un calo significativo della libertà di stampa, ulteriormente esacerbato dall’arrivo di Donald Trump al potere per un secondo mandato”.

Conclusione

I dati della Commissione europea, i report della Criminalpol, le analisi di Reporters sans frontières e le inchieste giudiziarie ancora aperte delineano un quadro che merita particolare attenzione. L’aumento degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, il ritardo nel recepimento della direttiva europea anti-SLAPP e vicende come l’attentato a Sigfrido Ranucci e il caso dello spyware Paragon evidenziano come la tutela della libertà di stampa e del diritto di cronaca rappresenti una sfida centrale per la tenuta dello Stato di diritto.

In questo contesto, la qualità di una democrazia si misura anche dalla capacità delle istituzioni di garantire che i giornalisti possano svolgere il proprio lavoro senza intimidazioni, minacce o interferenze, assicurando trasparenza, pluralismo dell’informazione e piena tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.

 

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