C’è una Sicilia che non si arrende all’inerzia, che rifiuta la condanna del disincanto e sceglie di rispondere al deserto dell’omologazione con l’arma più potente e feconda che l’uomo conosca: la memoria viva del mito. Accade a Montallegro, nel cuore di quella terra agrigentina che fu culla del pensiero di Empedocle, dove sabato 12 settembre l’Aula Multimediale “Ercole Agatino Longo” apre le porte a Demetra, opera teatrale allestita dall’Associazione Culturale ed Artistica Noesis.
Non è semplicemente una recita, né un banale appuntamento di fine estate. È un vero e proprio atto di resistenza civile e spirituale. Sulla locandina campeggiano i quattro elementi primordiali – Terra, Acqua, Aria, Fuoco –, quelle radici che il filosofo di Akragas indicò come fondamento dell’universo e del continuo divenire cosmico. E che cos’è il mito di Demetra e Persefone se non l’eterna lotta tra il buio degli inferi e la luce della rinascita, tra la terra che inaridisce nel dolore e la spiga che germoglia di nuovo nella speranza?
In un tempo in cui la politica locale e nazionale spesso relega la cultura all’ultimo banco delle priorità, trattandola come un costo inutile anziché come linfa democratica e identitaria, l’evento di Montallegro assume un valore paradigmatico. E questo miracolo laico porta, prima di tutto, il nome e l’anima di Franco Ventura.
Definire Ventura un semplice regista o adattatore sarebbe ingeneroso e riduttivo. Franco Ventura incarna la figura nobile e purtroppo sempre più rara dell’intellettuale militante del territorio: autore della riduzione e dell’adattamento, interprete austero nel ruolo di Zeus, scenografo, regista (accanto alla preziosa Irina Zobacheva) e direttore artistico. Ventura è un demiurgo appassionato che nella “terra di Empedocle” non ha mai smesso di scavare nel solco della bellezza e della classicità. Invece di attendere manovalanze romane o passerelle metropolitane, Ventura fa quello che ogni autentico maestro dovrebbe fare: semina cultura dal basso, mobilita la comunità, forma coscienze, forgia attori e riannoda i fili spezzati tra la cittadinanza e la propria millenaria eredità greca.
C’è una generosità d’altri tempi in questa operazione. Un lavoro corale impressionante che coinvolge decine di persone: dal coro delle ninfe danzanti a quello solenne dei mistagoghi e degli ierofanti, fino ai demoni (daimon), a dimostrazione di come il teatro antico possa farsi ancora oggi rito collettivo di popolo, spazio condiviso di elevazione morale. La scelta dell’ingresso libero fino a esaurimento posti è l’ultimo, definitivo schiaffo al cinismo commerciale: la cultura restituita alla sua natura originaria di bene comune inalienabile, accessibile a chiunque abbia sete di verità e poesia.
Sabato 12 settembre alle 20.30, a Montallegro, non andrà in scena soltanto un testo classico. Andrà in scena la dignità di un territorio che rivendica la propria grandezza. E il nostro plauso più convinto va a Franco Ventura, sentinella infaticabile di un’arte che educa, interroga e risveglia le coscienze. Finché ci saranno uomini capaci di invocare Demetra tra i fumi della modernità distratta, la terra di Empedocle continuerà a fiorire.