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“Ogni impero perirà…”, hanno affermato gli esperti di relazioni internazionali. In un mondo in cui la forza prevale di diritto, dominato da grandi potenze o alleanze, non si sta forse verificando un sorprendente capovolgimento di situazione?
In un mondo in cui la forza prevale di diritto, dominato da grandi potenze o alleanze, non si sta forse verificando un sorprendente capovolgimento di situazione? L’impero americano, tentato per un certo periodo da un ritorno all’isolazionismo, fatica paradossalmente a districarsi da una guerra all’estero in cui ha messo a nudo i propri limiti e le proprie vulnerabilità, oltre a quelle dei suoi protetti. La Russia, impegnata in un eterno sogno imperiale e che senza dubbio si sbaglia di secolo, è ormai colpita al cuore. Nuove forme di dominio mondiale, che non sono sempre statali e possono quindi minacciare anche gli Stati-nazione, basate sul commercio e sui progressi tecnologici, sono all’opera o in fase di gestazione.
“Ogni impero perirà…”, hanno affermato gli esperti di relazioni internazionali. La storia conferma questo giudizio da tempi quasi immemorabili fino all’Impero romano, al Primo Impero francese, all’Impero ottomano, all’Impero austro-ungarico o ancora alla «Repubblica imperiale», come talvolta sono stati definiti gli Stati Uniti. La riflessione dovrebbe quindi concentrarsi sulla vera natura degli imperi e sulla loro possibile trasformazione.
L’impero implica un concetto di grandezza ed è indissociabile dal potere. Quest’ultimo si caratterizza per la capacità di garantire la propria sicurezza contro qualsiasi potenza considerata isolatamente o per il potere di influenzare volontà esterne (NB: È sempre questo il caso della Russia, pur essendo una potenza nucleare ?). Se da un lato occorre tenere conto della forza militare di base, dall’altro sono essenziali anche i mezzi industriali ed economici che consentono, se necessario, di superare un’inferiorità momentanea. Il «morale» delle truppe è una variabile complessa che non si riferisce solo allo stato d’animo dei combattenti e delle popolazioni, ma anche alla capacità della propaganda di mobilitare e orientare l’opinione delle masse, comprese quelle estranee al conflitto. I rapporti di forza dipendono anche dal potere relativo, frutto dell’intreccio di appoggi e alleanze
Un impero non si mantiene mai solo con la forza delle armi, ma grazie al fascino che è in grado di esercitare e che può persino renderlo, sull’esempio di Alessandro Magno o dell’antica Roma, un modello di civiltà che si estende per secoli. L’idea su cui si fonda l’impero ne costituisce in realtà la molla più potente per la sua possibile trasformazione (NB: non si parla forse oggi di politica neo-ottomana per la Turchia contemporanea?).
Mutamento non è necessariamente sinonimo di progresso. L’imperium, ovvero l’autorità esercitata con la forza, sta tornando nel mondo multipolare di condivisione delle sfere d’influenza che si sta formando.
Gli spasmi dell’impero non garantiscono affatto che si possa contrapporre l’imperium alla potestas dei Romani, ovvero al potere fondato sui valori. Di fronte a questa sfida, anche l’Europa ha una missione in un mondo instabile.

