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Il presidente della Repubblica francese si è appena recato in Siria. È il primo capo di Stato o di governo occidentale a compiere una visita ufficiale a Damasco da quando il Paese è governato dalle nuove autorità. La Francia, dopo la tragica parentesi della guerra che l’ha colpita, riallaccia i suoi legami storici con il Levante.
Dimenticando le proprie responsabilità storiche, ereditate dal mandato che le era stato affidato dalla Società delle Nazioni (SDN) in occasione della conferenza di San Remo del 1920, e il ruolo di garante della pace e della stabilità regionale che le derivava da tale vicinanza al Levante, la Francia ha di fatto abbandonato la Siria circa vent’anni fa. Lo ha fatto per cecità e pusillanimità: dopo il «no» opposto nel 2003 al Consiglio di Sicurezza a un intervento statunitense in Iraq, Parigi si è piegata – al fine di ristabilire un rapporto transatlantico fortemente compromesso – alla politica neoconservatrice americana che si traduceva nel Vicino e Medio Oriente in una volontà di frammentazione degli Stati. Così facendo, la Francia ha svenduto un patrimonio storico, si è gradualmente ritirata dalla regione e può avere in parte sulla coscienza lo sviluppo incontrollato della guerra in Siria sulla scia della Primavera araba; ha pagato con la perdita della propria influenza – il Libano ne sa qualcosa – questa politica di rottura e miope.
Questa rottura dei primi anni del decennio 2000 non è stata realmente spiegata ai francesi ed è stata addirittura avvolta da una sorta di omertà; con il senno di poi appare tanto meno comprensibile in quanto il periodo che l’aveva preceduta era stato caratterizzato da una grande continuità. Il presidente Mitterrand, primo capo di Stato francese a recarsi in Siria nel 1984 dall’indipendenza del Paese nel 1943, aveva tuttavia ben sintetizzato la posizione fondamentale della Francia affermando che «nulla poteva essere realizzato in Medio Oriente senza la collaborazione della Siria». Sulle sue orme, il presidente Chirac, anni dopo, si era recato a Damasco per «rintrecciare i fili di un’antica amicizia»; infatti, all’inizio degli anni 2000 la Francia si impegnò in una politica di cooperazione con il regime siriano volta principalmente alla riforma e alla modernizzazione del Paese.
La lezione di questi errori del passato non è solo una curiosità storica; deve essere tratta oggi nel contesto di sconvolgimenti regionali e nell’ambito di un sistema internazionale deregolamentato dal quale alcune grandi potenze pensano di potersi affrancare. Proprio la diplomazia non è solo una questione di potere puro, quantificabile, unico degno di ammirazione e rispetto. La Francia, certamente indebolita sotto molti aspetti, è ben posizionata per saperlo; la sua storia contemporanea lo attesta. La Siria rimane essenziale per la stabilità in Medio Oriente e quindi per la nostra sicurezza, ed è nell’interesse superiore della Francia riprendere la strada per Damasco.
Il messaggio della Francia è quello di un ritorno alla stabilità attraverso lo sviluppo e la ricerca dell’unità nella diversità. L’attentato nel cuore di Damasco, avvenuto durante la visita, non era necessariamente rivolto contro la Francia, ma contro l’intera Siria nei suoi sforzi di ricostruzione.
🔴 AL QAHERA NEWS 🔴 (Luglio 7, 2026)
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