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Puntualizzare, in determinati momenti, sappiamo essere un’azione indispensabile. Il famoso trinomio Dio Patria Famiglia, caduto irrimediabilmente in disgrazia perché, per associazione di idee, in modo del tutto pavloviano, è stato associato alla figura di Mussolini, sappiamo che in realtà era il famoso trinomio del filosofo e ideologo Giuseppe Mazzini, personaggio che ha rappresentato l’anima repubblicana e idealista del Risorgimento Italiano.
Il pensatore voleva preservare la spiritualità anche all’interno del movimento rivoluzionario identitario italiano. La sua concezione di Italia era la medesima che il pittore Francesco Hayez volle raffigurare nel suo famoso dipinto “La meditazione”, in cui l’Italia è visivamente rappresentata come una donna dai tratti aristocratici, nonostante la posa apparentemente trasandata, come in un abbandono meditativo e mentre sorregge fra le mani un grosso volume di storia patria a significare la tradizione ed un crocifisso a simboleggiare la spiritualità ed il martirio.
A dir la verità le radici del trinomio di cui stiamo trattando, affondano le proprie ramificazioni in secoli remoti. Ritroviamo il medesimo concetto nel poema sacro, la “Divina Commedia”, in cui si narra di un viaggio iniziatico, una catabasi, scritto da Dante Alighieri.
Nel punto più profondo dell’inferno, nell’ultimo cerchio, dove si trova il lago ghiacciato Cocito, dedicato ai traditori, il poeta pone in bocca allo stesso Satana, condannati ad essere masticati in perpetuo, i tre più turpi traditori della storia, Giuda, Cassio e Bruto. Questi personaggi rappresentano simbolicamente i tre maggiori tradimenti che si possano concepire. Il primo, il tradimento nei confronti di Dio, il secondo, il tradimento della patria e il terzo, quello della famiglia.
Sono concetti quasi metafisici che il poeta fiorentino aveva mutuato da una grande tradizione, quella latina. Erano i sentimenti che i Romani identificavano nella “pietas” e che comprendevano la devozione verso la divinità, verso la patria e verso la famiglia. La “pietas” e la “virtus”, insieme alla “fides” (fedeltà) e la “gravitas” (serietà), formavano il nucleo dei valori denominato “mos maiorum”, il costume degli antenati. Questi valori costituivano la tradizione dell’uomo romano.
Inoltre, sia la “virtus” che la “pietas”, furono adottate anche come codice d’onore della cavalleria medievale, la quale ha contribuito a dare forma a certa spiritualità cristiana.
Credo che ci sia voluta una buona dose di subcultura e malafede per arrivare a demonizzare il trinomio mazziniano, trasmessoci dal padre spirituale della Patria, valori che risultano essere eterni e forse non sono altro che una importante componente della “Prisca theologia”, le radici di una religiosità aurea vagheggiata anche dalla filosofia del nostro Rinascimento.
Riuscire a rovesciare ogni valore per giungere all’abbrutimento odierno sembra un’opera deliberata. Dovessimo credere alla descrizione che il filosofo russo Vladimir Sergeevic Solov’ev ne fa nel suo testo “I tre dialoghi”, si potrebbe credere che l’Anticristo sia veramente come viene descritto dallo scrittore.
Solov’ev l’immagina nelle vesti di un esaltatore della filantropia, un personaggio affascinante che appare addirittura come un benefattore, un uomo probo, ma che pur promettendo armonia, tende a edificare un mondo materialistico e secolarizzato in cui i buoni sentimenti sono solo armi atte a sacrificare, in realtà, ogni dimensione religiosa.
Tutto per giungere ad una totale assenza di dimensione spirituale che, senza volere, spalanca le porte al male sostanziale, nonostante le buone parole e le buone intenzioni di cui è lastricata, come sappiamo, la via dell’inferno.
Questa divagazione letteraria sembra opportuna, perché un giorno, una folla stanca, delusa e inferocita ha creduto di rovesciare i principi ed i valori di appena un ventennio e invece nella furia iconoclasta non si è avveduta che stava abbattendo i princìpi etici che da millenni hanno sempre rappresentato la spina dorsale della spiritualità del nostro Paese, una sapienza che ci era stata tramandata, dei valori che avremmo dovuto custodire.
Il rovesciamento di tutto è avvenuto perché sono stati seguiti i consigli di pessimi suggeritori, dei famosi cattivi maestri. Ci sono state persone che credevano di distruggere un semplice slogan ideologico e invece sono state inconsapevoli artefici della rovina di una tradizione antica, di un edificio che non era stato edificato solo col marmo.
Infatti una determinata cultura non si è accontentata di censurare uno slogan ma ha scientemente iniziato l’opera di corrosione di tutti e tre i soggetti del sacro trinomio. Abbiamo spezzato un ormeggio che ci teneva ancorati a quella che la scrittrice Silvia Ronchey ha definito la cattedrale sommersa.