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Agrigento, l’educazione del cuore e le radici della memoria: un antidoto contro il buio. Dichiarazioni dell’Ass. Roberta LaLa

Agrigento, l’educazione del cuore e le radici della memoria: un antidoto contro il buio. Dichiarazioni dell’Ass. Roberta LaLa

Ci sono giornate che non si limitano a scorrere sul calendario istituzionale di una città, ma che scendono in profondità, andando a smuovere le coscienze e a ricucire strappi sociali. Quella appena vissuta ad Agrigento, scandita in due momenti dal forte impatto simbolico ed emotivo, è senza dubbio una di queste. Una giornata in cui le istituzioni hanno dismesso la freddezza della burocrazia per indossare la veste più nobile: quella dell’ascolto e della cura.

È l’assessore Roberta Lala a restituirci la temperatura emotiva di un evento che ha registrato un successo straordinario, non solo nei numeri, ma nello spessore della partecipazione. Nelle sue parole si legge il bilancio di “due appuntamenti che ci hanno lasciato dentro messaggi profondi, ma soprattutto una straordinaria carica di umanità ed empatia”.

La prima vera rivoluzione parte dai banchi, o meglio, dalla Biblioteca “Franco La Rocca”. Qui, di fronte a decine di studenti, si è squarciato il velo dell’indifferenza per parlare di educazione emozionale. I ragazzi, guidati da figure preziose come Rosalba Castelli e la dottoressa Antonella Gallo Carrabba, hanno compreso che la scuola non è mero nozionismo, ma uno spazio dove “imparare ad accettare la vulnerabilità”. È qui che l’assessore Lala coglie nel segno, tracciando la rotta per le nuove generazioni: la vera sfida è formare dei giovani capaci di essere “sentinelle del cuore, imparare a guardare oltre le apparenze, a mettersi nei panni dell’altro e a restare accanto a chi, anche nel silenzio più profondo e invisibile, sta gridando aiuto”.

Un silenzio che troppo spesso ha preceduto tragedie inaccettabili, come ha ricordato la presenza coraggiosa e straziante di Giusy Alaimo. Di fronte al dolore di una madre, i giovani studenti agrigentini non sono rimasti spettatori passivi, ma hanno risposto con la potenza dell’arte, confermando che l’empatia è una lingua che sanno parlare benissimo, se solo si dà loro l’occasione di farlo.

Ma l’impegno di una comunità non può dirsi compiuto senza l’esercizio della memoria. E così, dal fermento giovanile della biblioteca, il cammino si è spostato in uno dei luoghi più iconici del mondo: la Valle dei Templi. Lì, alla presenza compatta delle massime cariche dello Stato e delle Forze dell’Ordine – presidio essenziale di democrazia e protezione – è stato piantato l’Albero della Memoria.

Non è retorica, non è una targa destinata ad impolverarsi. Come sottolinea con fermezza l’assessore Lala: “Custodire la memoria non è un semplice atto formale, ma un dovere morale: significa dare voce a chi non ce l’ha più, trasformando il ricordo in un impegno vivo e quotidiano”.

Quell’albero, radicato nel Parco Archeologico grazie alla prontezza e alla sensibilità della sua Direzione, diventa oggi il monumento più vivo di Agrigento. Una metafora verde che l’assessore racchiude in un’immagine di rara potenza: “Le sue radici affondano nel dolore della nostra comunità, ma i suoi rami si tendono verso il cielo come un simbolo di rinascita, di speranza e di ferma condanna di ogni forma di abuso”.

Ciò che resta di questa giornata non è solo il successo organizzativo, reso possibile dal lavoro sinergico di associazioni come Artemixia, Soroptimist e Lions Club, oltre che dei dipendenti comunali. Ciò che resta è la consapevolezza di aver tracciato “due tappe di un unico grande cammino”. Un cammino dove Agrigento ha dimostrato che per sconfiggere la violenza serve fare squadra, unendo l’energia dei ragazzi alla solidità delle istituzioni. Perché solo coltivando il cuore si può sperare di raccogliere, un domani, i frutti del rispetto.

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