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Algeria, Germania e Francia : destini incrociati

Tutto sommato, l’Algeria è il Paese più importante per la Francia a sud, così come la Germania a nord. In entrambi i casi, le guerre hanno compromesso le nostre relazioni con questi vicini. Con l’allora Germania “renana”, una spettacolare riconciliazione è stata avviata nel 1958 da de Gaulle e Adenauer. Nonostante la “pace dei coraggiosi” proclamata dal Generale e alcuni tentativi troppo timidi di “voltare pagina”, come durante gli “Anni culturali incrociati” tra i due Paesi (NB: 2002 e 2003), una simile riconciliazione non si è verificata con Algeri. Paradossalmente, ciò ha riacceso le divergenze, ad esempio sulla questione delicatissima della memoria, che sono continuate incessantemente nonostante la Commissione di storici co-presieduta da Benjamin Stora.

Ma, prima di riunirsi, le opinioni abbracciano l’intero problema? Se l’animosità franco-tedesca appartiene al passato, i francesi conoscono davvero la Germania, al di là della comoda e meccanica espressione della “coppia” franco-tedesca? Ne conoscono la storia, la cultura e la lingua, compresi i diplomatici francesi? Seguono gli sviluppi della politica della Repubblica federale con l’attenzione richiesta dal potere della Germania nel cuore dell’Europa? Vanno in Germania in vacanza? Con l’Algeria, in un rapporto fatto di passioni, l’intimità è in fondo maggiore: il milione di rimpatriati è stato anche uno dei vettori, dopo una storia comune che risale al 1848; ma anche in negativo, le scorie della guerra e gli eccessi sia dell’FLN sia di movimenti come l’OAS hanno influenzato parte della politica francese, anche dopo l’indipendenza.

 

Per molto tempo, la Germania è stata percepita, con più di un pizzico di invidia per il suo successo economico, come troppo potente, prima di essere vista come troppo debole, a causa della sua dipendenza energetica o del suo insufficiente contributo alla sicurezza del continente. Con l’Algeria, le crisi sono ricorrenti, che si tratti della spinosa questione dei visti e dell’immigrazione o della già citata questione della memoria. C’è stata una costante oscillazione tra il caldo ricordo di ciò che ci unisce e l’amarezza parossistica. Lo dimostra oggi il dibattito sull’accordo migratorio del 1968, in un momento in cui i vantaggi derogatori rispetto al diritto comune – che erano molto reali prima dell’accettazione del ricongiungimento familiare a partire dalla metà degli anni Settanta – sono stati ampiamente erosi.

Questo testo non è il punto di arrivo per risolvere la controversia franco-algerina.

La strategia della tensione è destinata al fallimento. Dovremmo preferire la boccata d’aria fresca che viene dalla visita di Algeri la Bianca, o la vista abbagliante delle rovine romane di Tipasa, sulla costa mediterranea. È questa visione che ha ispirato Albert Camus, grande amante dell’Algeria, secondo cui “al di fuori del sole, dei baci e dei profumi selvaggi, tutto sembra inutile”.

È sulla riva destra del Reno, sempre in riva all’acqua nella sua casa di Rhöndorf, che Konrad Adenauer amava curare i suoi rosai. Lì trovava riposo e serenità; ne fece addirittura una sorta di campo base per la sua azione politica, in un processo che è l’inverso di quello descritto dall’adagio latino: “Arx tarpeia Capitoli proxima” (il Campidoglio non è lontano dalla Rupe Tarpea). Infatti, vicino a questo ritiro sulla riva destra del Reno si trovava la famosa Drachenfels (Roccia del Drago) nei Sibengebirge, dove, secondo la leggenda dei Nibelunghi, Sigfrido combatté il drago; più a sud, la Roccia dei Lorelei ricordava un’altra tragedia, quella di una fanciulla prudente che si gettò nel Reno per sfuggire al disonore e fu trasformata in una temibile ninfa.

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