L’euro digitale sarà presto nelle nostre tasche, ovviamente elettroniche, è costituirà l’equivalente elettronico delle banconote e delle monete fisiche. Una moneta virtuale parallela al contante, con corso legale e garantito dalla Banca centrale europea, usata per i pagamenti nell’area euro, accessibile a imprese e cittadini per pagare in modo più veloce, sicuro e innovativo.

L’era digitale sta cambiando velocemente il nostro modo di spendere.

Fino agli inizi degli anni 2000 il contante era sostanzialmente la modalità unica per tanti cittadini, per concludere immediatamente un acquisto. Oggi utilizziamo abitualmente forme digitali di pagamento, quali bonifici online, ormai anche istantanei cioè con il pagamento in giornata, carte di pagamento ed applicazioni su smartphone come Google pay o Apple pay.

La pandemia Covid 19, ma anche l’iniziativa di Cash Back sui pagamenti elettronici condotta dallo stato italiano ha accelerato tale tendenza. In Italia un acquisto su tre si è concluso senza l’utilizzo del contante per un totale di 5,2 miliardi di transazioni con un valore complessivo di 268 miliardi di euro[1]

Nell’era pandemica sono cresciuti i pagamenti tramite contactless (+29%, a quota 81,5 miliardi di euro) e, ancor più, quelli tramite smartphone (+80%, oltre 3,4 miliardi). Le modalità di pagamento senza contatto si sono infatti affermate come valide alleate dei cittadini contro la diffusione del contagio del virus Covid-19.

L’arrivo dell’euro digitale consentirebbe per la prima volta ai privati cittadini di depositare denaro direttamente presso la Bce, in una sorta di conto bancario online o un portafoglio digitale, al di fuori delle banche commerciali. Si tratta di una differenza sostanziale: la valuta digitale della Bce è intrinsecamente più sicura di qualsiasi controparte del settore privato.

L’euro digitale si affiancherà quindi alla tradizionale modalità di pagamento tramite monete e banconote, senza però sostituirle con il vantaggio di poter essere usato anche per le spese online. Essendo una passività della banca centrale, l’euro digitale non avrebbe alcun rischio di mercato, di credito o di liquidità avrebbe il beneficio del cosiddetto corso legale, cioè non potrebbe essere rifiutato come forma di pagamento per saldare le transazioni commerciali.

Una valuta digitale pubblica permetterebbe di avere un metodo sicuro e stabile di pagamento digitale in quanto le banconote, in un futuro ormai alle porte, sono destinate a diventare un mezzo di pagamento obsoleto e marginale e spesso come avviene da anni negli Stati Uniti, guardato con sospetto in quanto indice di provenienza illecita dei guadagni.

L’euro digitale inoltre agevolerebbe la sovranità monetaria europea nei mezzi di pagamento digitali. Basti pensare che in Europa oltre due terzi dei pagamenti digitali al dettaglio sono intermediati da circuiti di pagamento gestiti da operatori non europei. Il mercato dei pagamenti è infatti dominato da pochi grandi player in genere statunitensi che hanno ormai posizioni dominanti potenzialmente lesive della concorrenza e dell’interoperabilità degli strumenti di pagamento

Altro vantaggio non indifferente è relativo alla tutela della privacy. I pagamenti effettuati con l’euro digitale transiterebbero esclusivamente in un data base gestito da un’istituzione pubblica ed i dati relativi ai nostri comportamenti di acquisto non potrebbero essere utilizzati in nessun caso senza il nostro consenso.

In realtà nel rispetto dei principi di libertà finanziaria la moneta digitale permetterà, esattamente come il contante, la completa anonimizzazione dei pagamenti attraverso dei token digitali

L’euro digitale potrebbe inoltre aiutare a mitigare le probabilità che un cyber attacco, un disastro naturale, una pandemia o altri eventi estremi possano ostacolare la fornitura di servizi di pagamento.

Anche il settore dei pagamenti transfrontalieri ben si presta ad un possibile impiego di un euro digitale. Una valuta europea digitale accessibile ai non residenti o interoperabile con le valute digitali emesse da altre banche centrali potrebbe rendere la moneta unica un mezzo di pagamento sicuro per le transazioni al dettaglio transfrontaliere.

Ad oggi una larga maggioranza delle transazioni transnazionali avviene ancora in dollari USA, con il sistema Swift, che svolge un ruolo egemone nel facilitare i trasferimenti bancari a livello globale. La creazione di una valuta europea digitale, a condizione che un numero sufficiente di paesi accetti pagamenti internazionali in euro digitali, potrebbe permettere di aggirare il sistema Swift, rendendo l’Europa meno dipendente dagli USA.

Tutto positivo quindi?

No in realtà dei rischi esistono.

Per esempio, l’euro digitale potrebbe disintermediare completamente le banche private dal sistema dei pagamenti con evidenti effetti dal punto di vista della stabilità finanziaria.

Le banche perderebbero infatti quote consistenti di raccolta di denaro ora depositata al solo fine di effettuare pagamenti e non per finalità di risparmio e senza depositi le banche poi non potrebbero più effettuare finanziamenti a privati ed imprese.

Al fine di evitare di svuotare i depositi in conto corrente del sistema bancario europeo probabilmente la Banca Centrale Europea imporrà un limite al numero di euro digitali che ognuno potrà possedere, oppure applicherà delle commissioni crescenti a partire da una certa soglia di possesso di euro digitale.

Dal punto di vista giuridico, il tema principale sottostante l’introduzione di un euro digitale deve contemperare due esigenze contrapposte, come la già richiamata esigenza di tutela della privacy, intesa come garanzia di un’adeguata protezione dei dati personali contenuti nelle transazioni e l’esistenza di prevalenti interessi pubblici che rendono al contempo, impossibile giustificare forme completamente assolute di anonimato nelle medesime transazioni finanziarie per evitare che la moneta digitale diventi il mezzo preferito per il riciclaggio di denaro.

Inoltre, per evitare di aumentare le disuguaglianze è necessario che tale strumento sia accessibile a tutti, anche a quella quota di cittadini europei che per vari motivi non possiede un conto corrente bancario o postale.

La soluzione di monete elettroniche emesse dalle banche centrali sarà comunque ineludibile ed è già stata tracciata. In Cina la sperimentazione dell’e-yuan, la versione digitale dello yuan, è iniziata in autunno 2020 e ha coinvolto finora il 15% della popolazione, concentrata in 12 grandi città, tra cui Pechino e Shanghai. A gennaio 2022 gli utenti cinesi che hanno utilizzato l’e-yuan almeno una volta erano 260 milioni.

Anche il segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, si è detta favorevole ai tentativi di creare un dollaro digitale, stampato dalla Federal Reserve e basato sulla tecnologia blockchain. Quindi l’Europa non può restare indietro rispetto a questi due grandi player mondiali.

Ma quando sarà realtà l’euro digitale?

Proprio per i rischi sopra descritti i tempi di rilascio della nuova valuta digitale saranno piuttosto lunghi. A luglio 2021 è stata avviata la fase istruttoria del progetto euro digitale che dovrà anche vagliare quali saranno i partner finanziari che offriranno i canali digitali e fisici, dove gli utenti potranno aprire un rapporto di conto direttamente con la Banca Centrale Europea

Questa fase di analisi e pianificazione verrà completata entro ottobre 2023.

Il Consiglio direttivo della BCE deciderà quindi se passare alla fase successiva, quella dei test e dell’eventuale sperimentazione vera e propria di un euro digitale, che potrebbe durare circa tre anni.

In sostanza l’euro digitale non arriverà prima del 2026.

 

Per approfondimenti

Rapporto su euro digitale della banca Centrale Europe (documenti in Inglese)

Documento completo

https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/Report_on_a_digital_euro~4d7268b458.it.pdf

Sintesi

https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/Report_on_a_digital_euro~4d7268b458.it.pdf#page=4

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  1. Osservatorio Innovative Payments Politecnico di Milano