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Evento mondano in laguna

Il matrimonio di Bezos a Venezia tra lusso, jet privati e proteste: una riflessione sul declino delle città d’arte.

Ascolta la versione audio di questo articolo (generata da IA).

Venezia è stata letteralmente distrutta dall’over tourism come è accaduto e accade ad altre città italiane. Torme di turisti, mordi e fuggi, stanno stravolgendo tutte le nostre città d’arte. Le strade e i vicoli dei centri storici sono state trasformate in grandi refettori che hanno l’aspetto di mense sociali all’aperto, con spaghetterie e paninoteche, ubicate anche sui marciapiedi che corrono lungo palazzi rinascimentali, come accade anche a Firenze.

Abbiamo notizia anche di turisti maldestri che hanno sfondato opere d’arte, perdendo l’equilibrio, nel goffo tentativo di fare un selfie. Signore si fanno riprendere mentre si fanno lo shampoo nella fontana del Bernini. Gli abitanti delle città d’arte, per disperazione, fuggono in massa dai centri storici a causa della speculazione fondiaria e affitti brevi. I negozi si sono trasformati in shopping tourism. Infatti in città non si trova più chi vende uno spago o dei chiodi.

I quadri dei musei soffrono per il sovraffollamento delle sale con l’umidità e il calore che emettono migliaia di corpi umani sudati. Nelle edicole della città compaiono souvenir indecenti che vogliono essere spiritosi per venire incontro al gusto volgare delle nuove masse di turisti con poche pretese culturali. Le città italiane si stanno spopolando e, a Venezia sulla laguna sono rimasti solo cinquantamila abitanti, quanti ne popolano Sesto Fiorentino. In alcune città le attività parallele come l’artigianato e l’industria tendono ad eclissarsi.

Tutte le attività produttive spariscono o si trasferiscono a causa di questa nuova calata dei barbari, fa notizia il fatto che a Venezia, si svolgerà il sontuoso matrimonio dell’imprenditore Jeff Bezos proprietario di Amazon, la grande multinazionale, famosa nel mondo. Naturalmente con lui saranno presenti a Venezia tutte le maggiori personalità internazionali del mondo dell’imprenditoria e molti VIP del “Jet set”, come Leonardo Di Caprio, Bill Gates, Ivanka Trump ed altri personaggi che giungeranno con 90 jet privati.

Non solo, ma sarà un buon affare per Venezia perché solo Bezos verserà 30 milioni di dollari al comune della città, ed anche una grande pubblicità perché ne parlano tutti i giornali e rotocalchi del mondo. Puntuale come un cronometro è scoppiata la protesta degli ecologisti e dei pauperisti (proprio loro, quelli che usano imbrattare opere d’arte e i monumenti). Con manifestazioni, resistenza passiva di tipo gandhiana, completamente fuori contesto.

Dicono che non si può utilizzare Venezia come palcoscenico, come se le torme di turisti fagottari usassero vivere le tradizioni culturali della Serenissima. Chiaramente il fenomeno della protesta è dettato da quello che Nietzsche denomina ressentiment, utilizzando il termine francese, ovvero, invidia sociale. Il filosofo tedesco intende parlare dell’ostilità e invidia verso coloro che appaiono più forti e potenti.

Questi signori, probabilmente ignorano che il termine turismo deriva da tour o Grand Tour, come fenomeno che si afferma dagli inizi del XVIII secolo. Riguarda inizialmente i giovani baronetti inglesi desiderosi di fare un viaggio in Europa per uscire da una cultura troppo provinciale e isolana e per conoscere l’Europa continentale. In seguito anche l’aristocrazia europea e i ricchi borghesi, nonché gli intellettuali presero l’abitudine di fare il Grand Tour da dove origina il termine turismo. Era una élite colta e spesso, i loro, erano viaggi di studio.

Ricordiamo volentieri il libro “Viaggio in Italia” di Johann Wolfgang Goethe perché la penisola era diventata una delle mete preferite del tour. Il resoconto del viaggio di Goethe voleva riprendere lo spirito del resoconto di viaggio di Pausania sull’antica Grecia. Talvolta il viaggiatore si spingeva fino al sud, a Napoli, a Paestum, in Calabria per arrivare in Sicilia. Abbiamo notizia di viaggiatori che, occasionalmente, passando in qualche località della Calabria, erano ospitati nelle dimore dei baroni del luogo, personaggi che rappresentavano la memoria storica vivente, una memoria arricchita dalle loro personali biblioteche di storia locale.

Il turismo di massa è cosa recente, nato nel dopoguerra con boom economico ed era rivolto prevalentemente alle località di mare. Solo in un secondo tempo le masse si sono rivolte alle città d’arte ma, il fenomeno, non ha risvegliato purtroppo troppi interessi culturali. Tutto ciò per concludere che il turismo elitario non è un controsenso, il controsenso, mi dispiace ammetterlo, eventualmente è nel turismo di massa in cui molti arrivano in un luogo e non sanno nemmeno dove si trovano nel senso che di quella cultura ignorano tutto.

Il turismo di massa trasforma dei luoghi ricchi di storia, cultura e tradizioni, in non luoghi, delle false Eurodisney. L’antropologo Marc Augé definisce i non luoghi contrapponendoli ai luoghi antropologici. Sono non luoghi, per Auge’ tutti gli spazi che non sono più identitari. Il turismo di massa trasforma ogni luogo culturale in non luogo perché la città lentamente si adatta unicamente alle esigenze del viaggiare come fosse un gigantesco autogrill. Anche il filosofo francese Serge Latouche, pensa che il turismo di massa contribuisca alla distruzione delle città e dell’ambiente perché porta allo sfruttamento delle risorse, omologazione culturale e perdita di identità.

Inoltre inevitabilmente la cultura si trasforma in merce. Purtroppo questo accade anche con il turismo del jet set perché anche questo non è turismo colto e interessato alla cultura locale ma solo al colore.

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