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Andrea Bevilacqua crea opere di vario tipo: astratte, figurative, fiori, monumenti, tutte collegate da una forte energia spirituale che scaturisce da varie sofferenze patite nella vita.
Nonostante tutto, è riuscito ad andare avanti, a lottare nel mondo e nello spazio dell’arte per creare dei valori di umanità e coesione molto importanti in un’epoca come questa, divorata da guerre e conflitti.
Bevilacqua ci porta a scoprire il variegato mondo floreale che è generatore di vita.
I fiori, assieme agli alberi e alle altre piante, sono una componente fondamentale del paesaggio e Andrea ci porta a scoprirne la verità, come se stessimo visitando una grande serra.
Non solo monumenti, quindi, e opere d’arte, ma anche paesaggio. Bevilacqua insegue la velocità in mille forme espressive diverse. D’altronde, è lo stesso artista a riconoscersi nella definizione di architetto come “playmaker del territorio”, che non solo dipinge fiori con stile pulito e colori vivaci, ma sceglie anche di rappresentare la Vergine Maria – Maronnella, come fu chiamata dopo un’apparizione miracolosa alle donne che lavavano i panni presso le cascatelle del fiume Calore – con la corona a 12 stelle su fondo d’oro e un volto essenziale, infantile.
Un ritratto dedicato a zio Pellegrino, “Rino”, professore d’italiano che a 19 anni andò sulle Alpi a sfidare la vita, come tutti i ragazzi del Sud, per liberare Trento e Trieste.
Le mie gioie e i dolori di Andrea sono il diario silenzioso di questi anni di prova, che lui affida alla tenerezza di Maria perché lo consegni a Cristo come offerta riconoscente.






