Sui grandi palcoscenici dell’Opera
La cultura è il cuore della civiltà. Oggi può essere anche una componente del cosiddetto soft power; le civiltà si affermano a lungo termine non solo con la forza, ma anche con l’attrattiva che esercitano; è stato il caso di Alessandro Magno o dell’età dell’oro americana degli anni Cinquanta.
Quando si parla di opera, la voce supera tutti gli strumenti per sottigliezza e possibilità espressive. La scrittura di “A Broken Triangle” non può competere con essa in alcun modo e il suo autore desidera renderle omaggio in questa sede. La voce ci commuove, ci travolge, ci trasforma, e tali sono le performance raggiunte dal soprano italiano di origine russa e ucraina, Ekaterina Bakanova.
- Bakanova si è esibita su molti importanti palcoscenici lirici, tra cui il Covent Garden, dove ha fatto il suo sensazionale debutto nel 2015 come Violetta ne La Traviata di Verdi, e più recentemente quest’anno al Teatro La Fenice di Venezia nello stesso ruolo, oltre che in Donna Anna nel Don Giovanni in Italia o in Francia. Ma vanno ricordate anche le sue esibizioni a Dresda, Tokyo e Pechino; in Francia, mentre la sua voce ha risuonato al Théâtre des Champs-Elysées, va menzionato in particolare il suo trionfo all’inizio di quest’anno all’Opéra de Nice nel ruolo di Fidelia nell’opera Edgar di Puccini. La sua partecipazione a Torino nel 2015 nel Requiem di Mozart rimane un punto culminante della sua carriera; la televisione italiana RAI ha anche ritrasmesso questa registrazione in omaggio a Papa Francesco. Infine, non possiamo dimenticare la sua partecipazione, da ultimo nel 2024, al Concerto di Natale presso la Basilica di San Francesco d’Assisi. Attualmente è impegnata in Carmen al Teatro dell’Opera di Roma.
►🔺A Broken Triangle🔺
(…) The term ‘soft’ power is partly misleading, even if Joseph Nye – a Harvard professor who served under Presidents Carter and Clinton, and later chaired the Trilateral Commission – coined the concept and, by transposing it to the world of international relations, sought to believe in the possibility of competitive rivalry between nations (…)
It has to be said that soft power has penetrated many areas of public life, starting with the cultural sphere (…) But we also need to be positive, and culture cannot be reduced to the pursuit of war by other means (…)
Perhaps the most novel and surprising impression made on the French by the last Olympic Games was produced by what they thought they knew best (…): La Marseillaise (…) It was almost as if we were hearing La Marseillaise for the first time. The drum roll was overlaid by the piano; the musical phrases even seemed unfinished at times, like a destiny in suspension. The spectacle of the opening ceremony of the Games had ended with a few subtle, crystalline, almost feminine notes, barely perceptible, ginned up in the finale. The performance at the Stade de France spread them. It’s up to everyone to listen to the new Marseillaise (…)

Lo spirito del Pacifico
A San Francisco si potrebbe essere portati a dimenticare la costa orientale degli Stati Uniti, tradizionalmente orientata verso l’Europa. Di fronte all’immensità del mare, è alla regione Asia-Pacifico che siamo più propensi a guardare. L’Asia è già presente nella regione considerata per la diversità della sua popolazione. La California è un grande Stato della Federazione (NB: circa il 15% del PIL degli Stati Uniti), il cui PNL la rende teoricamente la quinta economia mondiale; il suo stile di vita e le sue innovazioni tecnologiche hanno influenzato il mondo; sarebbe stato logico, come parte di una sorta di evoluzione naturale della storia, che il candidato alle ultime elezioni presidenziali – che proveniva da lì ed è stato procuratore generale e poi senatore, prima di diventare vicepresidente – vincesse la gara.
In un altro anacronismo, lo spirito di San Francisco dovrebbe essere quello che ha presieduto all’adozione della Carta delle Nazioni Unite il 26 giugno 1945, in un momento in cui l’organizzazione politica mondiale sembra impotente o addirittura totalmente paralizzata di fronte alle grandi crisi politiche, sia nel continente europeo che nel Vicino e Medio Oriente. Eppure, “il peggiore dei sistemi, ma non ne è mai stato trovato uno migliore” dovrà riconquistare un posto di rilievo all’interno di un sistema internazionale rinnovato. Non esiste un’alternativa sostenibile.
►🔺A Broken Triangle🔺
(…) The inevitable enlargement of the Security Council:
There is no formal text setting out the criteria by which a Member State may join the Council as a permanent member. However, the criterion of participation in UN peacekeeping operations is considered relevant. In addition, it is generally accepted that the size of countries, their economic weight and their political influence are the benchmarks that must be met.
The Council could have been enlarged at the end of the 1990s (…) But it was the nuclear experiments in India and Pakistan in 1998 that arguably blocked the process; the process was hampered, because ‘proliferating’ countries could not be rewarded (NB: the Permanent Five are all nuclear-weapon states, but none of them were, including the United States, when the San Francisco Charter was adopted in June 1945).
In any case, according to commonly accepted criteria, the enlargement of the Council should be based on a dual requirement: to better reflect the state of the world and to preserve the Council’s effectiveness (…) Enlargement would not be a reform per se that would radically change the mechanisms of the system, but it would better reflect the real state of the world.
We may be sceptical about the feasibility of such a transformation, in the context of the current extreme tensions. But we must look ahead to the end of the crisis and never forget that the League of Nations was born out of the First World War, just as the UN in 1945 was born out of the Second (…)

Hiroshima mon Amour
Il 2025 è stato segnato da importanti commemorazioni: l’80° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, la liberazione di Auschwitz e, il prossimo agosto, Hiroshima e Nagasaki. Ottant’anni significano, in teoria, una distanza temporale dagli eventi, eppure l’equilibrio del terrore della Guerra Fredda è stato sostituito da un mondo ancora più instabile, uno “squilibrio del terrore”. Le date del 6 e 9 agosto 1945 dovrebbero, infatti, suscitare una nuova riflessione e consapevolezza.
►🔺A Broken Triangle🔺: Hiroshima amnesia
‘You didn’t see anything in Hiroshima’, the Japanese lover repeats like a leitmotiv in Alain Resnais’s film based on Marguerite Duras’s screenplay. Yet everyone is familiar with the radioactive mushroom cloud that was followed by Nagasaki (…)
(…) August 2025 it will be the 80th anniversary of a collective defeat beyond Japan; ritual hymns to peace will be raised near the ‘Genbaku dome’, the surviving building from the epicentre, which has become an open-air cathedral made of a few steel rods (…) The hitherto unknown explosion did not make a sound on the image, we did not feel the devastating blast and even less the fire spread on the ground like a monstrous sickle. The plane was called ‘Enola Gay’, after the pilot’s mother, and the uranium 235 bomb was ‘Little Boy’. A mother and a son: how is it imaginable that they could have been symbols of death on a scale previously unimaginable?
It would even be futile to advance rational explanations linked to the phenomenon of war and the strategy that led to this sinister outcome. On 9 August 1945, the day of Nagasaki, Soviet forces entered Manchuria. Was this the price we had to pay to halt Stalin’s advance in the Far East? Would it have been too costly in terms of men and interminable to continue with simple conventional means, block by block? Was a stricken and humiliated country justified in wanting to erase the trauma of Pearl Harbor? Could breaking up a hitherto inflexible imperialist power by targeting civilian populations in dozens of entire conurbations continue with impunity? Was total war changing the scale of its means, or rather its nature? Hadn’t Tokyo been largely reduced to flames in March of the same year following the deadliest bombing raid of the Second World War? Hadn’t there already been the terrible punishments inflicted on German cities in Hamburg in July 1943, and above all in Dresden in February 1945? (…)
‘Hiroshima, mon amour’ can be understood as a chaotic expression of memory, reflected in strange parallel monologues and a clumsy, because desperate, effort to envisage the reconciliation of peoples (…) In the Japanese consciousness, the explosion is judged as the supreme Promethean act of fire stolen from the Gods, forbidden until then, committed by a humanity determined to annihilate the very creation that bears it. Hiroshima, martyred, disfigured, is all of us (…)

Spegnere il rogo di Roma
Le attuali crisi internazionali ci portano in diverse situazioni a chiederci se coloro che le hanno iniziate o vi partecipano non stiano, come durante l’incendio di Roma, contemplando con piacere, come Nerone, il disastro che hanno causato e la sua incontrollabile diffusione. Questo è particolarmente il caso del Medio Oriente.
Per quanto riguarda il programma nucleare militare dell’Iran, va ricordato che i negoziati con Teheran sono stati il risultato di un’iniziativa europea (Francia, Regno Unito, Germania), nota come UE3. Con l’Accordo di Parigi del 2004, l’Iran ha temporaneamente sospeso il suo programma di arricchimento. Per un certo periodo, gli Stati Uniti hanno mostrato un interesse relativamente scarso nei confronti di negoziati che includevano, oltre a loro, anche Cina e Russia. Con il coinvolgimento dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania, i negoziati sono stati definiti P5+1 contro l’Iran. L’accordo del 14 luglio 2015 ha stabilito un quadro per il monitoraggio del programma nucleare iraniano (vedi ispezioni AIEA) in cambio della revoca delle sanzioni economiche contro l’Iran. Nel 2018, gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo, provocando sia la reintroduzione di alcune sanzioni sia un netto indebolimento dei controlli dell’AIEA. L’Iran non può quindi essere l’unico responsabile.
Si dà ora la precedenza all’azione militare con il chiaro obiettivo di smantellare il programma militare iraniano e/o di provocare un cambio di regime a Teheran. È prematuro trarre conclusioni su tale strategia, sulla sua legittimità e sulle garanzie di successo. Di fronte a un approccio esclusivamente militare, c’è ancora la possibilità di riprendere i negoziati? Le grandi linee di un accordo potrebbero essere le seguenti: rifiuto di qualsiasi programma nucleare militare per l’Iran; controllo rigoroso dei processi di arricchimento dell’uranio (NB: a questo proposito, l’idea di Mosca di un arricchimento controllato effettuato in Russia, che è sempre stata un partner affidabile nei negoziati sull’Iran, non è priva di interesse; diritto dell’Iran al nucleare civile (NB: che è conforme al TNP).
►🔺A Broken Triangle🔺Nero and Agrippina: the height of ubrism
(…) Nero and Agrippina epitomised debauchery, the power of boundless ambition, corruption at court – where ancient Roman virtue had faded – and murder. The Stoic Seneca, Nero’s tutor, failed to educate the young man. Agrippina took over, hoping to control the young emperor by paradoxically encouraging him to dictate to his passions, which coexisted with great indifference in the running of the state (…)
Agrippina’s death paved the way for a chaotic period in power (…) As for Nero, he chose to end his life by having a freedman kill him. A few years earlier, in July 64 AD, he had reached the climax of his power, his own megalomania and vanity, as he gazed with delight at the burning of Rome. The city was then at its height, with a population of between 800,000 and one million. Accident, criminal act or self-destruction? (…)

Balene al largo di Mount Desert
Navigare al largo della costa di Mount Desert Island, nel Maine, è un viaggio in uno spazio e in un tempo stellari. La regione, vicina al Canada, è un luogo di alimentazione per le balene durante alcune stagioni. Bar Harbor ha goduto di prosperità durante il periodo di massimo splendore della caccia alle balene, quando le compagnie di pesca divennero ricche, come testimoniano le sue opulente case tradizionali. Con la fine di questa pratica di pesca predatoria, le balene sono proliferate in questa parte dell’emisfero settentrionale (NB: 70.000 su un totale di 100.000); una specie in particolare è diventata padrona dell’oceano, grazie alla sua velocità (NB: 30-40 km/h), che già le permetteva di sfuggire alle baleniere. Queste Fin Whales sono infatti le balene più grandi (NB: oltre 25 m di lunghezza e 80 tonnellate di peso) dopo la Blue Whale; il loro dorso, infinito quando emerge dal mare in un arco abbagliante sotto il sole, è uno spettacolo allucinante e rende facile perdere l’orientamento, soprattutto in alto mare; le balene producono suoni lunghi e a bassa frequenza: queste voci dalle profondità degli oceani sembrano raccontarci la storia dei secoli e dei millenni che hanno conservato per cinquanta milioni di anni.
È stato questo richiamo dal profondo che ha portato la scrittrice Marguerite Yourcenar – la prima donna ad essere ammessa all’Académie Française nel 1980 – a stabilirsi a Mount Desert, scoperto da Samuel de Champlain nel XVII secolo, nel cuore del Parco Nazionale dell’Acadia, dove la gigantesca roccia basaltica è rosa? È lì che la scrittrice ha fatto la scelta paradossale dell’isolamento di fronte all’immensità del tempo e dello spazio. È lì che scrisse la sua opera più famosa, Mémoires d’Hadrien (Memorie di Adriano). Questo imperatore romano del II secolo (117-138 d.C.), letterato e filosofo, era immerso nel pensiero greco, matrice della nostra civiltà. Predecessore di Marco Aurelio, era l’erede di Traiano, grande conquistatore, la cui colonna nel Foro di Roma racconta le sue imprese contro i Daci e la sua imitazione, in Place Vendôme a Parigi, racconta la vittoria di Napoleone ad Austerlitz. Adriano pose fine alle conquiste per dedicarsi al consolidamento dei confini dell’impero (cfr. il Vallo di Adriano nel nord dell’Inghilterra) e al suo sviluppo intellettuale e artistico. Nel dare il benvenuto all’Académie a Marguerite Yourcenar, Jean d’Ormesson concluse il suo discorso con una descrizione del divino: “la dignità degli uomini, frammenti della natura, ma padroni del loro destino, nel grande flusso cosmico che porta via l’universo”.
►🔺A Broken Triangle🔺
(…) Those around him mention a sacred place. Could it be a new oasis at Siwah, where the oracle of Ammon had confirmed his divine birth and predicted world domination and infinite victory ? Does victory always have to be renewed in a quest for the absolute? There are whispers that it could be Nisa or Nysai, whose namesake recalls cities founded on the fringes of the empire whose very name was derived from that of Dionysus, a deity who was ultimately terribly human (…)