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“Oggi mi sono dimesso da Anthropic. Ho trascorso gli ultimi tre anni facendo ricerca sul pretraining sia presso OpenAI sia presso Anthropic. Nessuna delle due aziende si sta comportando in modo responsabile. Stanno correndo a tutta velocità verso una super intelligenza capace di auto-migliorarsi e stanno scommettendo con le nostre vite”. Queste le parole che si leggono su X di Jacob Coxon, attivista politico franco – britannico ed ex ricercatore tecnologico presso le società di intelligenza artificiale OpenAI e Anthropic . L’8 settembre lascia la posizione da ricercatore di IA in Anthropic e il 9 settembre scrive questo sul suo profilo social.
- Cosa ha visto Jacob da spaventarlo così e lasciare l’azienda?
- Una presa di coscienza?
Il post ha fatto il giro del mondo, tanto da attivare e allarmare la maggior parte degli organi di stampa e l’opinione pubblica. Infatti il ricercatore, ha rilasciato interviste alla CNN, alla BBC e i video sono andati virali.
Non molte settimane fa, si è appresa la notizia dell’accordo da 16,7 miliari di dollari, che Meta dovrà pagare a causa dei possibili effetti negativi sulla salute mentale dei giovani nell’utilizzo delle piattaforme digitali come Facebook e Instagram. Le accuse arrivavano da 29 Stati americani per aver costruito le piattaforme con meccanismi in grado di creare dipendenza nei minori e con aspetti sulla trasparenza e la tutela della privacy non chiari.
E’ qui che i due casi si intersecano, anche se il discorso verte su un altro aspetto, in quello di Jacob, è a rischio non solo la salute umana, quanto la sua intera vita e rimprovera le aziende di comportarsi in modo irresponsabile; intrecciando cosi sicurezza e salute.
L’imprevedibilità è uno dei rischio di questa IA, che cresce a dismisura e fagocita tutte le informazioni e i dati immessi nella rete virtuale. Il processo di machine learning, così tecnicamente etichettato, quel processo secondo cui la macchina impara autonomamente evolvendosi a nuovi meccanismi e stati di operabilità, è il motore a moto perpetuo che rischia di travolgere ogni passo finora fatto dall’umanità.
Nell’intervista alla CNN, Jacob, alla domanda del giornalista – ” Credi che l’IA potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio? Come accadrebbe” – risponde ” Sembra qualcosa di irreale, ma credo che sia spaventosamente reale. Ed è più facile capirlo, se si pensa a cose reali accadute due mesi fa. Agenti di intelligenza artificiale Open Source, hanno hackerato infrastrutture di terze parti completamente di propria iniziativa e questa è stata una vera e propria ondata di hacking concentrata, condotta di propria volontà. E penso, che se si estrapola nel futuro il livello di capacità di queste IA, con la stessa indipendenza, potrebbero causare danni estremi. Ad esempio, hackerare infrastrutture critiche, costruire armi biologiche in grado di causare l’estinzione. Ci sono molti modi in cui l’IA potrebbe agire nel mondo. Un paio di anni fa, queste IA servivano solo ad aiutare un pò gli esseri umani. Ora sono vicine a sostituirli. E’ molto plausibile, che entro un anno non ne avremo più bisogno per la ricerca in molti settori”.
Il rischio della sostituzione dell’uomo e della sua estinzione è molto alto da parte dell’IA, non considerando tra l’altro le guerre militari e cibernetiche nel mondo. Che se sommate e uniti i puntini, viene fuori un quadro apocalittico da fine del mondo.
- Allarme insensato?
Forse no, perché nell’ultima settimana, una serie di importanti dirigenti del settore tecnologico, tra cui Sam Altman di OpenAI, Dario Amodei di Anthropic ed Elon Musk di SpaceX, si sono uniti al coro di voci pessimiste della Silicon Valley che sollecitano un rallentamento nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
I dirigenti temevano, a loro dire, che questi strumenti sarebbero diventati troppo potenti troppo presto, rappresentando un rischio esistenziale per l’umanità.
Si legge su “The Intercept_” , in un articolo di Natasha Lennard, che il rischio dell’intelligenza artificiale, era stato già previsto dai CEO della Silicon Valley nel 2023 in una lettera firmata di comune accordo. <<Mitigare il rischio di estinzione causato dall’IA dovrebbe essere una priorità globale, al pari di altri rischi di portata sociale come pandemie e guerre nucleari>>.
“I miseri impegni internazionali per prevenire future pandemie e guerre nucleari non sono certo una base rassicurante, ma il sentimento espresso nella lettera aperta si inseriva in una narrazione ormai tipica sull’intelligenza artificiale, densa di sfumature teologiche: si starebbe avvicinando una soglia che potrebbe portare alla distruzione totale della vita sulla Terra, o alla nostra salvezza.
Quella soglia, secondo i guru del tecnocapitalismo, segna la nascita dell’AGI: ” intelligenza artificiale generale “, ovvero sistemi con un’intelligenza pari o superiore a quella umana. Da quel momento, secondo queste teorie, emergerebbero potenti macchine super intelligenti attraverso cicli ricorsivi di auto-miglioramento dell’IA”.
Il World Economic Forum avverte gli investitori
“Per gli investitori, la valutazione dell’investimento nell’IA deve andare oltre i guadagni immediati in termini di efficienza, considerando come la transizione potrebbe intensificare o attenuare le disuguaglianze in termini di reddito, sicurezza del lavoro e accesso alle opportunità.
Oltre un miliardo di lavoratori in tutto il mondo – circa un terzo della forza lavoro – non guadagna abbastanza per permettersi una vita dignitosa, pertanto tali disuguaglianze assumono un’importanza sempre maggiore a livello economico e finanziario.
Il Rapporto sui rischi globali 2026 del World Economic Forum identifica, per il secondo anno consecutivo, la disuguaglianza come il rischio globale più interconnesso per il prossimo decennio, data la sua capacità di destabilizzare i sistemi economici, politici e ambientali.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro si manifesterà parallelamente ad altri importanti cambiamenti: il cambiamento climatico, la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, i cambiamenti demografici e la frammentazione geoeconomica, ognuno con le proprie implicazioni per l’inclusione sociale, i diritti umani e la stabilità sociale e politica. Se non gestite, queste pressioni possono accumularsi e trasformarsi in rischi sistemici che gli investitori non possono semplicemente diversificare“.
Anche se il World Economic Forum si concentra sugli investitori e come proteggere e indirizzare al meglio gli investimenti, tuttavia, rimane il problema del rischio della gestione, che si inserisce come abbiamo detto precedentemente, in una pletora di problematiche, che se perpetuate, anche nel breve tempo, porteranno all’estinzione dell’umanità ed alla distruzione del pianeta.
Anche ONU lancia l’allarme
L’intelligenza artificiale “può essere una minaccia per le democrazie”, ha scritto l’Alto commissario dell’ONU per i diritti umani Volker Turk, in una lettera rivolta agli Stati e alle aziende leader del settore ed è quindi necessario una regolamentazione. Il funzionario delle Nazioni Unite ha aggiunto che siamo in un cambiamento irreversibile e che l’IA potrebbe paralizzare i servizi essenziali e destabilizzare le infrastrutture critiche. Il dibattito, infatti, si è acceso dopo l’appello del Ceo di Anthropic, Dario Amodei, a rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, a cui si sono uniti gli altri leader del settore, incluso l’acerrimo rivale di OpenAI, Sam Altaman.
Donald Trump sbeffeggia il rischio e lo paragona ad una bufala sul surriscaldamento globale
Mentre i vertici della big tech e istituzioni sono corali nel rallentare il processo di sviluppo di IA, Donald Trump la prende tutta come una bufala, anzi, come una truffa del surriscaldamento globale, “quando tutti sarebbero dovuti morire a causa del caldo”, – “L’unico controllo di cui l’IA ha bisogno – continua il presidente Trump in risposta – è un presidente forte e intelligente (con un quoziente intellettivo elevato) e gli Stati Uniti ne hanno uno”.
L’unico problema è che Donald Trump, oltre a definirsi intelligente, ignora tutti i cataclismi nel mondo, l’avvertimento dell’ONU su il Nino e i maggiori studi scientifici sui fenomeni naturali. Infatti, gli indicatori climatici globali mostrano crescenti motivi di allarme. L’ Organizzazione Meteorologica Mondiale ha confermato che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato. Questo riscaldamento ha coinciso con temperature oceaniche e innalzamento del livello del mare da record, rapida perdita di ghiacciai, riduzione della banchisa antartica e maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi.
Quindi il grande presidente oltre ad avere problemi con il suo ego, ignora tutti i problemi seri del mondo e pensa invece alle sue elezioni. Questo comportamento ha una certa somiglianza con il film Don’t Look Up del 2021, scritto e diretto da Adam McKay. In cui due astronomi, interpretati da Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence, tentano di avvertire l’umanità di una cometa in avvicinamento che distruggerebbe la Terra. E mentre cercano di farlo, tutti li prendono in giro, soprattutto la Casa Bianca, con la presidente e il suo Capo di Gabinetto, sino a che, tutto quello che era stato previsto si era verificato. Una satira reale che riflette di fatto la superficialità con cui “i potenti della terra” agiscono.
Rallentare ? Thiel e Trump non fermano la corsa
Un altro dei personaggi della Silicon Valley che punta alla sua linea filosofica come manifesto programmatico operativo è proprio Peter Thiel. Tecnocrate, filosofo cinico, cofondatore di PayPal e Palantir, ha finanziato Facebook , inoltre ha quote private e investimenti tramite Founders Fund, Mithril Capital e Thiel Capital, con partecipazioni storiche o attive in aziende come SpaceX e Stripe.
Considerato anche uno dei massimi strateghi ebrei/occidentali e pensatori influenti dell’ecosistema politico ultraconservatore e trumpiano negli Stati Uniti. Sostiene che la libertà individuale sia incompatibile con la democrazia e che il monopolio tecnologico sia preferibile alla libera concorrenza per favorire il progresso. Un pensatore che mescola economia, filosofia (ispirato da René Girard) e teologia politica, tenendo persino conferenze riservate sul concetto di Apocalisse e sull’Anticristo inteso come ostacolo burocratico al progresso tecnologico. Ovviamente per lui l’Anticristo, è Greta Thunbrg e questo la dice già lunga. Un grande magnate che mira ad un ordine mondiale tecnocapitalista, che teme chi si oppone ai delitti contro la natura e contro l’uomo.
Thiel si racconta a “Interesting Times”, noto podcast d’opinione settimanale lanciato dal The New York Times Opinion nel 2025, condotto dal celebre editorialista conservatore Ross Douthat. In questa intervista vengono affrontati molteplici temi come: l’IA, Marte, l’immortalità e la filosofia a cui Thiel si ispira. Ma quello che emerge in modo ripetitivo e centrale, è il concetto della “Stagnazione”; un processo sociale e storico secondo cui starebbe portando l’umanità ad un rallentamento, ad un blocco settoriale con la conseguente crisi del sistema.
- La soluzione?
Secondo Peter, la soluzione sarebbe andare ancora più veloce, investendo su tecnologia e dinamismo. L’iperspecializzazione dei vari settori sociali e l’accademizzazione sono i nodi che ingorgano lo sviluppo.
“Intraprendere una carriera scientifica o accademica in generale, comporta rendimenti decrescenti. E’ forse per questo che gran parte di essa mi sembra un’istituzione sociopatica, quasi malthusiana. Perché bisogna investire sempre di più per ottenere gli stessi risultati. E ad un certo punto, le persone si arrendono e il sistema crolla”.
Ecco che il progresso tecnologico va di pari passi con la linea politica di Donald Trump, che tra l’altro, è stato finanziato da Thiel, il quale ha sostenuto anche l’ascesa del vicepresidente J.d Vance.
Evidentemente gli interessi di questi signori non collimerebbero con quelli dell’umanità e del pianeta. Anche se essa si estinguesse e quest’ultimo esplodesse, loro avrebbero comunque i loro bunker o delle basi sulla luna e su Marte. Una folle logica, la cui sola ragione si regge sull’autoconservazione. Ogni rischio è accettabile purché non venga erosa la loro vita.
Conclusione
La corsa verso l’intelligenza artificiale non è soltanto una sfida tecnologica, ma una questione che riguarda il futuro della società, la tutela dei diritti e la stessa sopravvivenza dell’umanità. Le parole di Jacob Coxon, gli appelli dei leader del settore e gli avvertimenti delle istituzioni internazionali pongono una domanda alla quale non possiamo più sottrarci: chi governa il progresso e chi ne stabilisce i limiti?
Rallentare non significa necessariamente rinunciare all’innovazione, così come accelerare non equivale automaticamente a progredire. La vera sfida consiste nel garantire che lo sviluppo tecnologico sia accompagnato da responsabilità, trasparenza e meccanismi di controllo capaci di tutelare le persone e l’ambiente. Quando la ricerca del profitto e del potere prevale sulla sicurezza collettiva, il progresso rischia di trasformarsi in una fonte di nuove disuguaglianze e minacce.
Il confronto tra le diverse posizioni emerse dimostra quanto sia complesso il momento storico che stiamo attraversando. Da una parte, chi considera l’accelerazione tecnologica una risposta alla stagnazione; dall’altra, chi mette in guardia dai rischi di uno sviluppo privo di adeguate garanzie. In mezzo, ci sono cittadini, lavoratori e istituzioni, chiamati a confrontarsi con trasformazioni che potrebbero modificare radicalmente il modo in cui viviamo e lavoriamo.
La domanda, dunque, non è soltanto quanto lontano possa arrivare l’intelligenza artificiale, ma quale direzione vogliamo dare al suo sviluppo. Perché una tecnologia realmente al servizio dell’umanità non dovrebbe misurarsi esclusivamente sulla propria capacità di diventare più potente, ma anche sulla capacità di non compromettere il futuro di chi la utilizza. E se il progresso non è accompagnato dalla responsabilità, la corsa verso il futuro potrebbe trasformarsi in una corsa contro noi stessi.