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​Dalla edificazione alla distruzione di ogni comunità organica

Dal mito di Enea alla dissoluzione dello Stato: genealogia della crisi dell’ordine sociale.

Esiste un’antica rappresentazione formata da un unico gruppo scultoreo e ritrovato in bozzetti bronzei più o meno rudimentali in varie versioni diffuse in tutta la nostra penisola da epoche arcaiche a dimostrazione che il mito era precedente al poema di Virgilio e la stessa Roma. Col tempo è divenuto quasi l’archetipo della rappresentazione del patriarcato, idealizzato e non pervertito come lo interpretiamo oggi.

Parliamo dell’immagine, del principe troiano Enea, che la tradizione ci indica come figlio di Venere, il quale, sorregge tra le possenti braccia, l’anziano padre Anchise, il quale, secondo il mito, era stato l’amante della bellissima dea dell’amore. L’uomo, sappiamo che era, anche il cugino di Priamo, il re di Troia e membro di una delle più potenti e prestigiose monarchie del Mediterraneo.

Il patriarca Anchise, sorrento dal figlio, lo vediamo stringere tra le mani i Penati, rappresentanti i capostipiti della famiglia e protettori del focolare domestico. Lo stesso Enea nei versi di Virgilio spiega perché era il padre a reggere le statuine “Padre mio, che siano le tue mani a portare i sacri arredi e i Penati protettori della nostra patria; a me, appena uscito da una battaglia ed una strage così feroci, non è concesso toccarli, finché non mi sarò lavato ad una sorgente d’acqua viva».

Enea stringe la mano del figlio giovinetto Ascanio come in una catena generazionale. L’eroe viene rappresentato anche dal Bernini con indosso un cappello frigio, copricapo diffuso nell’antichità in tutta l’Asia Minore e in Persia e che divenne nei secoli successivi il copricapo dei legionari bizantini, i Romani di Costantinopoli.

Quel berretto pensato dal Bernini voleva sottolineare l’origine orientale dell’antica aristocrazia Romana o perlomeno della sua tradizione primigenia. La cultura del patriarcato era talmente sentita, che in ogni casa Romana esisteva un tempietto per il culto degli avi, ritenuti importanti perché avrebbero vissuto sia dentro che fuori la singola persona.

Dal culto religioso dei patriarchi dei nostri progenitori, alla moderna ossessione di tipo paranoide causata da un immaginario patriarcato estinto da più di un secolo ma attualmente vissuto come uno spettro dalla moderna società caratterizzata da visionari e da stati allucinatori di “mali assoluti”.

Sembrerebbe una società ritornata ad uno stadio puerile. Infatti le fantasie dei bambini sono spesso popolate da fantastici lupi cattivi, orchi, streghe, esseri spaventevoli, mostri nascosti sotto i letti e in ogni angolo buio della casa.

Il fatto nuovo che interessa la nostra collettività invece è un altro. Nella società liquida che si è andata formando, per forza di cose, a causa della dissoluzione di un antico stabile ordinamento formatosi in Europa con la cultura della società agraria circa ottomila anni fa, si sono dissolte molte istituzioni ultra millenarie precristiane, preromane, addirittura preindoeuropee, stratificazioni culturali che si perdono nella notte dei tempi.

Una di queste è l’istituto familiare come lo conosciamo e le strutture che si sono edificate intorno ad esso. Ordinamento intorno a cui ruotano molti affetti, gerarchie, interessi, identità.

Con la famiglia attualmente si stanno dissolvendo anche molti altri tipi di rapporti umani e di comunità, fino al concetto stesso di Stato che ne riproduce fedelmente i legami dato che il primo nucleo familiare è ritenuto non a caso, come osserva anche Aristotele, il “nucleo fondamentale della società, il suo mattone costitutivo”.

Il filosofo Greco osserva anche che senza la famiglia non esisterebbe il resto della comunità politica che Hegel denominò Stato. Questo perché come osserva sempre Aristotele, l’uomo è un animale sociale.

Spesso è stato interpretato il mito del principe Enea come l’archetipo del migrante. Nulla di più erroneo, per ogni Romano Enea e i superstiti troiani in cammino erano già il nucleo dello Stato in marcia alla ricerca del Genius loci, nell’anima dello spazio, l’essenza sacrale del territorio della predestinazione, in modo del tutto analogo a Ulisse e alla sua Odissea in cerca della patria.

Se colleghiamo poi questo mito a quello misterioso di Dardano osserviamo che il viaggio di Enea è un de reditu, esattamente come quello di Ulisse.

Abbiamo voluto soffermarci sul nucleo familiare e la comunità organica per arrivare alla nazione moderna. Anche se si differenziano su alcuni particolari, la concezione della nazione del francese Renan e del filosofo tedesco Fichte hanno molte similitudini. Ambedue pensano alla memoria comune e alla storia condivisa e al desiderio di vivere insieme dei componenti e di perpetuare l’eredità ricevuta.

Renan essendo francese la concepisce più aperta di Fichte che invece non ha condizionamenti giacobini.

Un altro pensatore tedesco, il sociologo Ferdinand Tonnies, fa una differenziazione notevole fra le società. Il pensatore distingue tra Gemeinschaft, la comunità e Gesellschaft, la società intesa in senso quasi aziendale.

Nella comunità vede prevalere relazioni personali e solidaristici al contrario della società in cui prevalgono unicamente interessi individuali e relazioni contrattuali. Come osserviamo, il modello, anche in tempi moderni, rimangono quelli del nucleo familiare, del clan, della tribù, dilatati al massimo fino alla nazione.

Il modello della società, biasimato e avversato da Tonnies, lo troviamo decantato dalla scrittrice russa, naturalizzata statunitense, Ayn Rand. Al contrario di Tonnies, la Rand arriva a criminalizzare sentimenti come l’altruismo, il bene comune, la collettività e lo stesso Stato, fattori che inibirebbero le libertà individuali.

La Rand vede nell’altruismo solo la privazione della libertà dell’individuo. La Rand pensa che il capitalismo è l’unico sistema capace di sradicare ogni comunità, e che possa distruggere ogni solidarismo arrivando alla completa distruzione di Stati, frontiere, ordinamenti.

Sembra si voglia utilizzare questo sistema per attuare la vera anarchia, per giungere ad uno stato di cose totalmente individualista. Anche l’amore per la scrittrice non dovrebbe essere altruistico, altrimenti sarebbe indifferenza, ma dovrebbe servire come autoaffermazione.

Eravamo partiti dalla rappresentazione iconografica e plastica della famiglia e dello Stato, nonché della comunità di destino in nuce rappresentata da Enea, per arrivare a descrivere il fatto che, con la distruzione della famiglia, segue quella dello Stato, di ogni comunità, campanile e contratto sociale, di ogni confine e cultura nel senso etnografico più ampio e non unicamente accademico ma che include arte, morale, costume, gusto acquisito attraverso la memoria storica.

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