Tipo di sciame Tipo di bolla Tipo solido[1]

 

Viviana Polisena

Catalina Peccoud

Argentina

 

Abstract

Viviamo in un cosmo di quattordici miliardi di anni di evoluzione che è amico della vita da quando è stata in grado di svilupparsi sul nostro pianeta. Ci avviciniamo alla storia della vita umana da una prospettiva cosmica. Partendo da Angelo Secchi, per il quale vita e intelligenza sono comuni nell’universo, ci affidiamo alla noosfera di Teilhard de Chardin come prossimo stadio evolutivo di espansione della coscienza e della spiritualità. Queste nozioni ci permettono di pensare a diversi stadi evolutivi e, attraverso la teoria delle sfere di Dyson, di pensare all’esistenza di civiltà avanzate. che usano megastrutture per proteggere le loro stelle come proposto nella sua teoria. Progetteremo un esperimento mentale per aiutarci a determinare quando una megastruttura è naturale (stella) o artificiale (sfera di Dyson) creata da una civiltà avanzata.

Introduzione

Nel nostro laboratorio di idee OTHER[2] (Otros mundos, Tierra, Humanidad y Espacio Remoto/Altri mondi, Terra, Umanità e Spazio remoto) stiamo cercando indicazioni dell’esistenza della vita spirituale sugli esopianeti. Innanzitutto comprendiamo che la vita extraterrestre può essere molto diversa dalle forme conosciute, forse è intangibile per noi e noi per essa. Il cosmo è pieno di vita, ma gran parte di essa non è visibile all’occhio umano o utilizzando la tecnologia più avanzata. Forse l’invisibilità della vita extraterrestre non è solo una forma di esistenza ma anche una protezione avanzata. Di seguito, proponiamo una breve sintesi del pensiero di tre autori su cui ci basiamo:

  1. Angelo Secchi (1818-1878), gesuita, astronomo italiano), riconosciuto sia per le sue scoperte sulla dinamica della cromosfera solare, sia per il suo lavoro pionieristico nella spettroscopia stellare, da cui stabilì una classificazione delle stelle. Secchi si occupava di discutere dell’esistenza di altri mondi abitati, affermava che ciò che si crea non è solo una massa di materia incandescente; traccia un’analogia con il nostro pianeta e sostiene che la vita (e l’intelligenza) è un modello universale. Essendo la costituzione atmosferica di altri pianeti simili al nostro, ha concluso che questi corpi sono passati o stanno attraversando periodi simili al nostro. Affermò che l’Universo è favorevole alla vita, così che la vita riempie tutto, gli esseri inferiori e superiori a noi abbondano.
  2. Teilhard de Chardin (1881 – 1955), gesuita, paleontologo e filosofo francese, contribuì con una personale e originale visione dell’evoluzione; la sua idea è che non solo la vita, ma anche la materia e il pensiero siano coinvolti in questo processo. Il significato dell’evoluzione, che coinvolge materia, vita e pensiero, è racchiuso in un principio descrittivo della massima generalità: la tendenza al raggiungimento di livelli più elevati di complessità e, contemporaneamente, cioè il raggiungimento di livelli più elevati di coscienza. Così intravede il Punto Omega, che definisce come una collettività armonizzata di coscienze, che equivarrebbe a una supercoscienza[3]. La Terra sarebbe ricoperta da miriadi di pensieri, ma detto involucro pensante si estenderebbe a formare un singolo granello di pensiero o spirito su scala siderale: questa è la sua nozione di noosfera.
  3. Freeman John Dyson (1923-2020), fisico teorico e matematico inglese, ha contribuito all’elettrodinamica quantistica, alla fisica dello stato solido, all’astronomia e all’ingegneria nucleare. Ha teorizzato diversi concetti che portano il suo nome come la sfera di Dyson, è una mega struttura, una copertura sferica di dimensioni astronomiche attorno a una stella, che consentirebbe a una civiltà avanzata di sfruttare al meglio la luce e l’energia termica della stella. Nel 1960 Dyson scrisse un articolo che fu pubblicato su Science, intitolato ‘Search for Artificial Stellar Sources of Infrared Radiation’ [4]. Pensò alla seguente idea: una civiltà aliena potrebbe circondare la sua stella nativa con strutture artificiali per massimizzare la cattura dell’energia della stella. Quindi un metodo per cercare l’intelligenza extraterrestre sarebbe cercare oggetti di grandi dimensioni che emettono radiazioni nella gamma infrarossa dello spettro elettromagnetico. Tale sfera è fondamentalmente una copertura di rilievo astronomico (cioè con un raggio equivalente a quello di un’orbita planetaria) attorno a una stella, che consentirebbe a una civiltà di sfruttare appieno l’energia luminosa e termica della stella. Dyson suggerisce di cercare tali caratteristiche sui corpi celesti per rilevare civiltà extraterrestri avanzate. Una stella contenuta in una sfera di Dyson non sarebbe direttamente visibile, sebbene la sfera stessa genererebbe una radiazione infrarossa equivalente all’energia generata dalla stella, a causa del riscaldamento sulla sua faccia interna. Oltre ad essere composta da corpi solidi, la sfera di Dyson avrebbe uno spettro simile a quello di un corpo nero [5]. Sebbene il merito sia associato a Freeman Dyson, un’idea simile è stata proposta nell’opera di narrativa del 1937 ( Star Maker di Olaf Stapledon )[6].
  4. Olaf Stapledon (scrittore e filosofo inglese dal 1886 al 1950), sviluppa idee come la varietà delle forme di vita nel cosmo, le grandi civiltà, gli imperi galattici e gli esseri impossibili da immaginare dalla mente umana. Racconta la storia di un uomo, stupito dall’immensità del cosmo; Convinto che ci sia un creatore, inizia un viaggio astrale alla ricerca dello Star Maker. Il viaggio continua per molte epoche e va da un capo all’altro del cosmo, raggiungendo stadi superiori di coscienza; scoprire innumerevoli varietà di specie, alcune molto più avanzate nella tecnologia, come una specie di granchio che vive in simbiosi con i pesci. Assiste a imperi galattici che fabbricano sistemi solari artificiali, alla fine riesce a entrare in contatto con il creatore dell’universo e scopre di aver creato universi precedenti

al nostro che sono più precari e altri più perfetti. Dyson non è l’unico a fare riferimento a Stapledon, Jorge Luis Borges, nella sua Anthology of Fantastic Literature, ha scelto il seguente paragrafo dello Star Maker:

In un cosmo inconcepibilmente complesso, ogni volta che una creatura si trovava di fronte a diverse alternative, non le sceglieva ma tutte, creando così molte storie universali del cosmo. Poiché c’erano molte creature in quel mondo e ognuna di esse si trovava continuamente di fronte a molte alternative, le combinazioni di questi processi erano innumerevoli e in ogni momento quell’universo si ramificava in altri universi, e questi, a loro volta, in altri [7].

Sviluppo

Il contatto con le civiltà extraterrestri potrebbe avvenire in qualsiasi momento, avrebbe un impatto di vasta portata sulle nostre visioni del mondo, trasformando le nostre domande. Per rispondere a queste e simili domande a Córdoba, in Argentina, abbiamo avviato il progetto OTHER (acronimo di Otros mundos, Tierra, Humanidad y Espacio Remoto/Altri mondi, Terra, Umanità e Spazio remoto Other Worlds, Earth, Humanity and Remote Space), un laboratorio multidisciplinare di idee [8].

La ricerca dell’intelligenza extraterrestre (SETI) presuppone che viviamo in un universo amico dell’intelligenza e della spiritualità. Ci chiediamo se la genesi spirituale sia necessaria per il processo evolutivo cosmico o se, al contrario, sia un processo casuale. In questa ricerca, consideriamo un nuovo approccio includendo il fattore spirituale nell’equazione di Drake. Questa equazione si propone di quantificare il possibile numero di civiltà tecnologicamente avanzate che possono comunicare con noi.

N = R* fp ne fl fi fc L [9]

R* = tasso di formazione stellare nella nostra galassia.

fp = frazione di quelle stelle con processione planetaria.

ne = numero di pianeti nella zona abitabile.

fl = frazione di quei pianeti dove appare la vita.

fi = frazione di pianeti abitati su cui esiste la vita intelligente.

fc = frazione di civiltà intelligenti che sviluppano tecnologia e rilasciano segni rilevabili della loro esistenza.

L = è il periodo di tempo in cui tali civiltà inviano segnali rilevabili.

Utilizzando l’analogia dei biomarcatori planetari e il concetto di noosfera introdotto da Teilhard de Chardin, proponiamo due marcatori spirituali che potrebbero evidenziare la presenza di una noosfera su un esopianeta. L’integrazione di Teilhard dei fenomeni geobiologici con le prospettive filosofiche e spirituali si traduce nell’emergere della noosfera come il prossimo stadio evolutivo della biosfera e nell’ultima espansione della coscienza nella galassia. Pertanto, utilizzando l’analogia dei biomarcatori planetari che possono rivelare l’esistenza di una biosfera, ci concentreremo sulla ricerca di tracce intelligenti e spirituali che possano evidenziare la presenza di una noosfera. Teilhard trova nella Legge della Complessità una tendenza naturale che guida l’evoluzione della materia, della vita e dello spirito. Tale tendenza condurrà l’umanità verso uno stato di coscienza più elevato, aprendo così gli orizzonti verso la possibilità di sperimentare ciò che è oltre i sensi. Da qui la nostra proposta per un esperimento mentale per immaginare la vita degli spiriti extraterrestri. In The Human Phenomenon (1955), Teilhard fa notare che il Punto Omega ha le seguenti caratteristiche, caratteristiche utili per pensare all’esperimento mentale: a) Già esistente: permette il percorso verso stati di coscienza superiori; b) Personale: uno stato di coscienza superiore fornisce una maggiore personalità e diventa l’immagine di Dio. Il Punto Omega unisce la creazione e più l’universo diventa unito, più complesso e cresce nella coscienza. Così, Dio crea un universo che evolve in forme superiori di complessità, coscienza che alla fine coinvolge gli esseri umani; c) Trascendente: il Punto Omega è responsabile della crescita dell’Universo verso una maggiore complessità, coscienza e personalità. Il che essenzialmente significa che il Punto Omega è al di fuori della struttura dell’Universo, perché è grazie all’attrazione del Punto Omega che l’Universo si evolve; d) Autonomo: libero da vincoli di tempo e spazio; e) Irreversibile: una volta raggiunto, non può essere perso.

Punto Omega (centro cosmico di unificazione e unione) è un termine coniato per descrivere il punto più alto nell’evoluzione della coscienza. Secondo Teilhard e il biologo russo Vladímir Vernadski (1863-1945, scienziato russo), autore di The Geosphere (1924), The Biosphere (1926); il pianeta è in un processo di trasformazione, evolvendo dalla biosfera alla noosfera. Ha concepito la Terra come la sovrapposizione di cinque realtà integrate: la litosfera, intesa come sfera solida della Terra; l’atmosfera; la biosfera; la tecnosfera (risultato dell’alterazione operata dall’uomo); e la noosfera (la sfera del pensiero). Si deduce, quindi, che il Punto Omega sarebbe il punto massimo di sintesi dello spirituale con la materia dove si incontrano la Geosfera, la Biosfera e la Noosfera. Omega Point rappresenta il cammino verso la spiritualizzazione della materia; così lo spirito non si oppone alla materia, ma la perfeziona e la fa evolvere.

A questo punto includiamo il pensiero di Angelo Secchi il quale riteneva che, per l’universo pieno di vita e di intelligenza, entrambi sarebbero lo schema che governa le leggi del cosmo, tale schema è dato dall’onnipotenza divina. Bisogna tenere presente che Secchi iniziò a sviluppare le sue idee in un contesto in cui la scienza comincia a prendere spettri dimostrando che gli stessi elementi si trovano nelle stelle come in un laboratorio; sempre nel 1859, anno in cui nasce l’opera fondamentale di Charles Darwin (1809-1882) “L’origine della specie mediante la selezione naturale, ovvero la conservazione delle razze predilette nella lotta per la vita”. In questo lavoro ha stabilito che la spiegazione della diversità osservata in natura è dovuta alle modificazioni accumulate dall’evoluzione nel corso delle generazioni successive.

Ma la creazione, che contempla l’astronomo, non è un semplice gruppo di materia luminosa: è un organismo prodigioso, in cui, dove cessa lo splendore della materia, inizia la vita. Anche se questo non è penetrabile dai vostri telescopi, tuttavia dall’analogia del nostro globo, possiamo sostenere la sua esistenza generale in altri…[10].

Secchi ha cercato di dimostrare

come si possano ridurre i fenomeni della fisica comune alle leggi generali del movimento della materia, ritenendo però che al di là della materia comune detta ponderabile si debba ammettere altra materia invisibile, e non soggetta alla gravità, …, i cui movimenti accompagnare in vari modi quelli di materia ponderabile [11].

Ora, la scienza dovrebbe considerare altri metodi per potenziare l’immaginazione quando si avvicina allo studio del cosmo e analizzare ciò che si osserva; proponiamo di studiare molto seriamente le proposte di Freeman John Dyson e Olaf Stapledon. Se partiamo dal presupposto che la vita è una donazione, ci sono ragioni per pensare che questa donazione si estende per tutto il cosmo, non c’è angolo in cui la vita non sia proliferata.

Tenendo presente che la nostra tecnologia è agli albori ed è molto limitata per il trattamento della vita sugli esopianeti, proponiamo che una possibilità per tale studio potrebbe essere attraverso un esperimento mentale che ci permetta di differenziare il naturale dall’artificiale, poiché le

intelligenze I più avanzati erano in grado di costruire mega strutture, come città o laboratori, nello stesso modo in cui gli umani costruivano acceleratori di particelle.

Dyson ha affermato che più esaminava l’architettura dell’universo, più si convinceva che l’elemento mentale gioca un ruolo essenziale nel suo funzionamento. Ha esaminato l’idea di come le civiltà extraterrestri avanzate avrebbero seguito un modello di consumo energetico simile a quello umano e avrebbero costruito le proprie sfere di raccolta, la costruzione di un tale sistema renderebbe quella civiltà un Tipo II sulla scala di Kardashov. Tale scala è un metodo per misurare il grado di evoluzione tecnologica di una civiltà, è stata proposta nel 1964 dall’astronomo russo Nikolai Kardashov, e ha tre categorie denominate Tipo I, II e III, in base alla quantità di energia che una civiltà è in grado di utilizzare dal tuo ambiente. Una civiltà di Tipo I è quella che ottiene il dominio sulle risorse del proprio pianeta, una civiltà di Tipo II ottiene il dominio sul suo sistema planetario e una civiltà di Tipo III ottiene il dominio sulla sua galassia. Dyson ha sollevato la possibilità di tre tipi di sfere: tipo sciame, tipo bolla e tipo solido.

I sistemi di collettori alterano la luce emessa dalla stella, assorbono e irradiano energia. Pertanto, la lunghezza d’onda della radiazione emessa dai collettori sarebbe determinata dagli spettri di emissione dei materiali con cui sono stati fabbricati e dalla loro temperatura. Quindi una sfera di Dyson provocherebbe un aumento della quantità di radiazione infrarossa nello spettro emesso dal sistema stellare. Il programma SETI ha adottato queste ipotesi e ha avviato un esame di tali spettri: nell’ottobre 2015, la stella KIC 8462852 [12] ha mostrato strane fluttuazioni nella sua luminosità, suggerendo la possibilità che fosse una sfera di Dyson. Una stella contenuta in una sfera di Dyson non sarebbe direttamente visibile, sebbene la sfera stessa genererebbe una radiazione infrarossa equivalente all’energia generata dalla stella, a causa del riscaldamento sulla sua faccia interna. Oltre ad essere composta da corpi solidi, la sfera di Dyson avrebbe uno spettro simile a quello di un corpo nero.

Torniamo al nostro approccio originale, se la scienza rileva le megastrutture, l’essere umano sarebbe in grado di distinguere tra artificiale e naturale? cioè, potremmo renderci conto quando siamo in presenza di una stella soggetta all’evoluzione naturale del cosmo o davanti a una sfera di Dyson? L’umanità sarebbe in grado di riconoscere un alieno se potesse vederlo? Di cosa parleremmo con gli alieni? Alcuni ricercatori ritengono che comunicare con loro sarebbe difficile poiché non esiste un contesto condiviso; ma, se aumentiamo la nostra prospettiva, potremmo pensare di condividere lo stesso cosmo e i suoi elementi chimici.

Per cercare di rispondere a queste e ad altre domande, abbiamo proposto un esperimento mentale chiamato ‘Una civiltà in un fotone’. Dobbiamo tenere presente che gli esperimenti mentali sono strumenti che ci aiutano a capire e spiegare come si verificano i fenomeni, sono uno strumento pedagogico di grande importanza. Essi pongono una situazione ipotetica che fornisce risultati come se l’esperimento potesse effettivamente verificarsi. È una risorsa dell’immaginazione che consiste nel raccontare una situazione fittizia, in modo che i risultati ci permettano di spiegare qualcosa senza la necessità di eseguire l’esperimento. Il nostro esperimento mentale consiste nell’ideare la cattura di un fotone ed estrarre le informazioni che contiene. Tenendo conto che le informazioni possono essere memorizzate nei fotoni; gli esseri extraterrestri non avrebbero bisogno di raggiungere il nostro pianeta, inviare fotoni è sufficiente perché l’umanità sappia della loro esistenza. Ripensiamo la situazione, invece di cercare la vita al di fuori del nostro pianeta, dovremmo estrarre informazioni dai fotoni che abbiamo già rilevato. Se una civiltà avanzata può costruire soli artificiali o megastrutture attorno alla sua stella, è perché gestisce il mezzo quantistico e le sue leggi, quindi non ci raggiungerebbero nello stesso modo in cui li raggiungeremmo noi. Le civiltà avanzate userebbero gli elementi chimici e biologici del cosmo, la sovrapposizione e l’entanglement quantistico per rendersi presenti e visibili all’umanità. Le civiltà avanzate ci manderebbero informazioni codificate sulla loro esistenza e posizione nei fotoni; cioè, non hanno bisogno di spostarsi dalle loro mega strutture. Nel nostro esperimento mentale immaginiamo quali informazioni ci invieranno gli esseri cosmici all’interno dei fotoni? All’interno di un fotone potremmo inviare DNA umano.

Stiamo parlando di informazioni codificate, quindi sembra opportuno approfondire la teoria dell’informazione [13], nota anche come teoria matematica della comunicazione, è una proposta teorica presentata da Claude E. Shannon e Warren Weaver alla fine degli anni ’40 Questa teoria è correlata a le leggi matematiche che regolano la trasmissione e l’elaborazione delle informazioni e si occupano della misurazione delle informazioni e della loro rappresentazione, nonché della capacità dei sistemi di comunicazione di trasmettere ed elaborare le informazioni. La teoria dell’informazione è una branca della teoria della probabilità e dell’informatica che studia le informazioni e tutto ciò che è ad esse correlato: canali, compressione dei dati e crittografia.

L’aspetto che ci intrappola all’interno di questa teoria è la resistenza alla distorsione causata dal rumore, la facilità di codifica e decodifica e la velocità di trasmissione.

Da questo punto il messaggio ha molti significati, e il destinatario estrae il significato che

Shannon, C. E. (1948). Una teoría matemática de la comunicación. (A Mathematical Theory of Communication Electronic Systems and Signals Research Laboratory). En Bell System Technical Journal. IEEE society.

deve essere attribuito al messaggio, purché ci sia lo stesso codice in comune. Un’altra questione importante è se la fonte dell’informazione ha lo stesso grado di libertà di scegliere qualsiasi possibilità o se è sotto qualche influenza che la induce a fare una certa scelta. Infine, è necessario ricordare che la quantità di informazioni cresce quando tutte le alternative sono ugualmente probabili o quando il numero di alternative è maggiore.

Quindi, tornando al nostro esperimento mentale, supponendo che il nostro messaggio raggiunga il suo obiettivo, come riceverebbero gli alieni le nostre informazioni? Il modo in cui ricevono il nostro messaggio dipende dal livello simbolico del loro linguaggio, che dovrebbe sicuramente essere molto alto. Mentre assumiamo che la vita si sia evoluta più o meno secondo le stesse regole, congetturiamo che gli alieni abbiano i sensi della vista, dell’udito e della parola; ma sappiamo anche che potrebbero sviluppare altri modi di interagire.

Forse potrebbero decodificare il nostro DNA e quindi conoscerci come specie. Il nostro DNA sarebbe un modo efficace per comunicare la nostra identità, per far loro conoscere la nostra storia dal Big Bang. Il DNA umano codificato all’interno di un fotone potrebbe essere il modo non solo per dire. “Noi esistiamo”, ma anche per mostrarci come siamo.

Conclusión

Dove sono?, è la domanda attribuita al fisico Enrico Fermi sugli extraterrestri, mentre lavorava a Los Alamos. Indubbiamente, questa è una domanda che ha affascinato l’uomo e l’umanità sin da quando hanno cominciato a porsi le domande fondamentali sulla struttura e le dimensioni del cosmo e sul significato dell’esistenza dell’uomo in esso. Prima della domanda Dove sono?, la risposta sarebbe: sono all’interno delle particelle come informazioni.

Ma un’altra domanda è ancora più fondamentale: se lo sono, quanto è importante per loro il fattore spirituale? Nel nostro laboratorio OTHER Ideas, svilupperemo il nostro esperimento e analizzeremo le possibili risposte alle seguenti domande: Quali contributi daremmo al programma SETI e all’umanità? Quale contributo ci daresti per comprendere la spiritualità di un alieno? Cosa possiamo imparare dai costruttori di megastrutture? Il mondo è pronto a sapere se l’esistenza della vita extraterrestre è dovuta al fattore spirituale? Una civiltà che costruisce intorno a sé una stella artificiale o una megastruttura è perché non solo è stata in grado di sviluppare la tecnologia, ma è stata in grado di sviluppare uno spirito collettivo. Concludiamo che tali strutture ci parlano di più del fattore spirituale dei costruttori che della tecnologia che gestiscono.

D’altra parte, se teniamo conto che la donazione della vita è stato un atto che si compiva in tutto il cosmo, non c’è motivo di pensare che sia stata donata solo sul nostro pianeta. Jean-Luc Marion propone la terza riduzione fenomenologica, è la riduzione radicale, la donazione della trascendenza nell’immanenza, dissolve le apparenze e le false realtà; in questo modo, la donazione stabilisce le fasi della fenomenicità. Marion fonda il quarto principio della fenomenologia: ‘più riduzione, più donazione (più si radicalizza la riduzione, più si dispiega la donazione’ (Marion, 2011; p. 277). La donazione è l’atto stesso di donare ciò che è dato, il dato ha realtà fenomenologica ma non effettiva, poiché tutto ciò che appare è dato, ma non tutto il dato è mostrato «Tutto il dato manifesta la donazione perché il processo del suo evento la dispiega» (Marion, 2011; p. 125).

Bibliografía

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  2. TEILHARD DE CHARDIN, T. (1984). El fenómeno humano. Ediciones Orbis, España.
  3. FANTOLI. A. (2008). Extraterrestri. Storia di un’idea dalla Grecia ad oggi. Carocci. Roma.
  4. FLORIO, L. (2016). The “Omega Point” Revisited from the New Tree of Life and the Ecological Crisis. Studia Aloisiana, 7, ročenka Teologickej fakulty Trnavskej University.
  5. FUNES, J. (2018). “The Road Map to Other Earths: Lessons Learned and Challenges Ahead” en Astrotheology de Ted Peters y and Martinez Hewlett. Ed. Wipf and Stochk Publishers.
  6. FUNES, J.; FLORIO, L.; LARES, M.; ASLA, M. (2019). Searching for Spiritual Signatures in SETI. Research. Theology and Science.
  7. LOESCHER, E. (1879). Lecciones de física terrestre. Le Soleil. Roma.
  8. SECCHI, A. (1864). Sobre la unidad de las fuerzas físicas. Roma.
  9. MARIÓN, J.-L. (2011). Reducción y donación: investigaciones acerca de Husserl, Heidegger y la fenomenología. -1ª ED.- Buenos Aires: Prometeo Libros.
  10. MARIÓN, J.-L. (2008). Siendo dado. Ensayo para una fenomenología de la donación. Madrid. Síntesis.

 

  1. Dyson, Freeman J. (1960). «Search for Artificial Stellar Sources of Infrared Radiation». Science 131 (3414): 1667-1668. ISSN 0036-8075. PMID 17780673. doi:10.1126/science.131.3414.1667.
  2. https://blog.ucc.edu.ar/other/
  3. de Chardin, T. (1984). El fenómeno humano. Ediciones Orbis, España.
  4. Dyson, F. J. (1960). Search for Artificial Stellar Sources of Infrared Radiation. Science. Vol. 3414, pág. 1667–1668.
  5. Il nome Corpo Nero è stato introdotto da Gustav Kirchhoff nel 1862. La luce emessa da un corpo nero è chiamata radiazione di corpo nero. Un corpo nero è un oggetto teorico che assorbe tutta la luce e tutta l’energia radiante che incide su di esso. Nessuna delle radiazioni incidente si riflette o passa attraverso il corpo nero.
  6. Stapledon, O. (1937). Star Maker. Methuen Publishing. Reino Unido. Trad. Lemos, G. 1965. Minotauro. Buenos Aires.
  7. Borges, J.L. (1977). Antología de la literatura fantástica. Udhasa-Sudamericana. Barcelona.Disponible en: http://biblio3.url.edu.gt/Libros/borges/borges.pdf
  8. Funes, J.; Florio, L.; Lares, M.; Asla, M. (2019). Searching for Spiritual Signatures in SETI. Research. Theology and Science 17.3.
  9. Vakoch, D. A.; Dowd, M.F. (2015). The Drake Equation. Cambridge, UK: Cambridge University Press.
  10. Loescher, E. (1879). Lecciones de física terrestre. Le Soleil. Roma, pág. 214-215.
  11. Secchi, A. (1864). Sobre la unidad de las fuerzas físicas. Roma, pág. 3.
  12. Disponible en: https://www.bbc.com/mundo/noticias-42566994
    https://es.gizmodo.com/el-enigma-de-la-megaestructura-alienigena-continua-la-1784916522
  13. Disponible en: https://www.bbc.com/mundo/noticias-42566994
    https://es.gizmodo.com/el-enigma-de-la-megaestructura-alienigena-continua-la-1784916522

 

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