Vite Artistiche vuole proporre il romanzo d’appendice  della terza pagina nel giornale.

E’ passato un anno da febbraio che viviamo nell’ impossibilità di programmare un viaggio o qualsiasi altra cosa. Il critico d’arte Piermarco Parracciani propone per Tota Pulchra News il romanzo d’arte nella terza pagina del giornale. Vite artistiche è il frutto di riflessioni di una esistenza esperienziale e sognata rappresentata da tre personaggi.

Il ritmo del racconto è quello di una persona intenta ad immaginare un diario di situazioni da compiere e illustrare.

Il più potente strumento con più connessioni possibili è il cervello umano ed è fantastico inseguire i pensieri. La magia di ottenere più emozioni con un vero viaggio mentale è il racconto. Incontrarsi virtualmente nei luoghi cercati dall’autore rimane una vera interazione sentimentale.

Il romanzo artistico è la necessità di poter dare delle notizie culturali in versione di riflessione.

 In realtà Vite Artistiche prende piede dai celebri romanzi  d’appendice o feuilleton che si trovavano nei giornali. Il feuilleton prima appare a Parigi con il quotidiano Journal des Dèats e crea uno spazio fra la critica e i testi letterari. Ha avuto molto successo tra Settecento fino all’Ottocento e Piermarco Parracciani lo vuole riproporre in chiave di racconto.

Honoré de Balzac nel 1836 propose romanzi inediti a puntate per La Presse.

Parracciani in questo periodo di Covid19 ha voluto evadere con delle riflessioni artistiche e ricordi con il racconto. Tota Pulchra News si è resa conto assieme allo scrittore della potenzialità che potevano avere gli scritti se suddivisi. Così un’idea che ebbe Balzac nel 1836 di un racconto a puntate l’abbiamo proposta in chiave artistica. La scadenza non sarà quotidiana, ma a sorpresa come accade con gli incontri casuali.

I tre personaggi in un breve racconto da leggere nella nostra terza pagina:

  • Teofilo, lo scrittore nomade
  • Enzo, il cantastorie
  • Monica, la musa d’arte e di vita

Il racconto di Piermarco Parracciani per il cinema, l’arte e Roma.

Più volte la città eterna è ricordata da Piermaco Parracciani e i suoi personaggi ondeggiano tra critiche e luoghi descritti. I suoi personaggi sono di fantasia tranne Monica conosciuta a Corviale durante un progetto universitario. Il tema ricorrente che unisce le situazioni anche lontane tra loro è e rimane la ricerca di sapere inteso come saggezza legato alla spiritualità.

Parracciani l’essere umano è una cosa che sente.

I testi di Piermarco Parracciani sono sempre in movimento e sembra che il suo motto sia: Si risolve camminando- Solvitur ambulando un modo di dire che ha una valenza molto intensa oggi. Una malattia ci ha portato a chiuderci per salvarci dalla realtà e allontanarci dalla stessa. Abbiamo decisamente necessità di vagare per avere coscienza del mondo poter viveve non sopravvivere.

La periferia al centro dei pensieri e un racconto da scoprire.

Tre personaggi in cerca di ripristinare le connessioni tra l’ambiente mentale e i luoghi fisici. Solo Monica è una figura reale ed è una guida molto forte grazie la sua consapevolezza. Lei ha vissuto nella periferia e conosce il centro e porta i due amici a vivere.

Monica con gli amici nel racconto realizza Il Mitreo di Iside a Corviale un centro per le arti ispirato dai temi:

  • Il flauto magico
  • Iside e Osiride

Creare un’identità attraverso l’arte e il camminare in un mondo impaurito dal Covid19.

Tre personaggi alla ricerca di riconciliarsi con una spiritualità e una saggezza credute perdute. Un sapere esperienziale affronta quello didascalico con il racconto e la volontà di ritrovare una spiritualità. Il Mitreo di Iside di Corviale è uno stimolo un polmone pulsante di cultura spirituale in un’aura densa di amore.

Teofilo, Enzo e Monica  un’autoanalisi per rafforzare il pensiero e rendere Corviale libero.

Tre persone ispirate dall’arte assieme all’architettura senza tralasciare il cinema si guardano dentro. Essi credono nel libero pensiero di portare altri a ragionare liberamente e creare un luogo nuovo. Un posto dove la città non ha periferia e si richiama ad altri quartieri con lo spirito di competenza e di consapevolezza dei propri diritti.

Camminare in un apparente spazio periferico vuoto senza meta mantenendo lo sguardo verso un ideale.

Il Mitreo di Iside di Corviale è una isola accogliente dopo un  pellegrinaggio tra i palazzi di Corviale edifici freddi e inospitali. La periferia di Roma diventa un luogo ameno e gioioso dove l’arte poteva germinare in tutte le sue forme.

Una musa di nome Monica riesce a coinvolgere Enzo e Teofilo in un progetto d’arte.

I tre personaggi guardavano con ammirazione il colore che prendeva vita sulla superficie del foglio di carta. L’arte era una sinfonia musicale che portava pace ed armonia nei loro cuori. Parracciani contento di vedere i  personaggi che si perdevano nella spiritualità e nella gioia dell’arte. La vita di un cantastorie inizia a narrare l’esperienza della mostra del decennale del Mitreo di Iside di Corviale.

L’arte per tornare alle origini della propria coscienza in cui la vita trova il suo senso misterioso.

Il modo di descrivere di Piermarco Parracciani è vicino a quello di un diario artistico. Sembra di far parte di questo gruppo di amici e di uscire a fare una passeggiata. Un po’ come quei momenti spensierati in cui è difficile tornare a casa e ti perdi per le strade sino al tramonto.

Accorgersi che ad ogni passo i pensieri si attivano fluidi e invece di andare fuori vai dentro a osservare.

Errare per non vivere un qui ed ora  proposto violentemente senza un futuro.

Parracciani ha il merito in questi giorni di pandemia di aver osservato e descritto come entrare in contatto con il nostro io più vero. Egli spezza i filtri e cerca di entrare in rapporto diretto con le cose e la vita. Mentre tutti guardano il mondo da uno schermo acceso girando su se stessi la terza pagina artistica invita alla riflessione attraverso tre personaggi.

I personaggi di Parracciani sono veri con i loro errori e interpretazioni.

Le passeggiate raccontate sono una modalità per dare spazio alla mente e scoprire la propria identità. I pensieri di chi scrive sono dettati dagli stati d’animo di ciò che percepisce. L’arte diventa il modo per entrare nel vivo della vita e incrociare le esistenze altrui.

Sono brevi racconti Vita artistica densi di contenuti e suggestioni:

  • La spiritualità nell’arte antica e nel cinema italiano
  • Arte antica e spiritualità
  • La body Art e altri linguaggi dell’arte contemporanea in relazione alla spiritualità
  • Carcere spiritualità e prigionia nel cinema

Un racconto la Vita artistica per proseguire e avere il viaggio come meta.

Non fermarsi nella lettura per trovare quella malinconia o gioia che dona la vita e guardare l’arte. Un modo per levarsi dalle comodità che ci hanno indotto disorientandoci dalle nostre necessità. Un modo per incontrarsi anche nelle distanze più incredibili e ritrovare la parte umana.

Un racconto in terza pagina apparentemente slegato.

Gli eventi apparentemente sciolti tra loro di Vita artistica hanno il filo rosso dettato dall’incontro degli amici e dalla loro voglia di vivere. La loro mente è come la loro anima libera di camminare in un mondo fermo.

Parracciani nella sua Vita artistica ha l’atteggiamento mentale del movimento stando seduto.

Lo scrittore non vuole dare nulla per scontato affrontando citazioni colte nella sua terza pagina dedicata all’arte e cinema.

In Vita artistica i personaggi nomadi hanno un cuore che persiste nelle azioni legate a luoghi.

Come nel percorso di James Joyce in Ulisse ci troviamo in una serie di citazioni dettate dal caso. Sono tre persone che inciampano nella loro marcia incontrando l’arte. Come se i loro passi li portassero ad imbattersi in qualcosa che è quello che cercavano da tempo.

Le citazioni culturali in Vite artistiche sono un modo di sentirsi a casa in ogni posto dove ci si trova.

Parracciani non si è accorto che ha creato un movimento culturale di difesa alla violenza subita dalla pandemia con il suo isolamento fisico. Ha realizzato un mondo che c’è sempre stato e non era più apprezzato. Ha dato modo di evadere e di attrarre le persone che volessero creare un parlamento di idee per cambiare i valori di questa società.

Parracciani non parla solo di Roma e tratta il tema annoso dell’immigrazione.

Con il sentimento che alimenta il nostro autore ecco un nuovo movimento: migratorio.

  1. partenza
  2. viaggio
  3. meta

Egli descrive con attenzione l’ estraniamento di chi lascia il noto per il nuovo nell’opera di Marco Maria Zanin: Trittico del Nuovo Mondo. Tre tappe a simboleggiare i tanti italiani emigrati in America Latina per vivere meglio sperando di trovare la libertà. Un invito a teorizzare un pianeta senza confini dove ci si può ritrovare amici.

L’arte intesa nell’architettura della città, nei film e nelle opere artistiche come collante di amicizia e speranza.

Altra citazione di Parracciani è il film “Papillon” (1973) di Franklin J. Shaffner scusa per parlare di arte. Il contenuto mostra la voglia di libertà come  alimento  per il  coraggio dentro di noi.

Niente può distruggere la forza dell’amicizia e della libertà nemmeno un palazzo che è una fortezza o un elemento naturale come il mare.

Parracciani ci mostra la vita come un percorso intriso di spiritualità che riverbera nell’arte. Il suo racconto vuole ispirare una passione per la libertà e la vita. Ci troviamo a tanti racconti che ci legano in un’insieme di sensazioni e risvegliano la passione per le attività e il pensiero.

Alcune fonti tratte dai racconti scritti di Piermarco Parracciani per riflettere :

Tutte queste fonti non sono altro che un percorso per il raggiungimento della nostra vita espressa attraverso l’arte. Salviamo il mondo con il solo fatto di essere noi stessi citando Joseph Campbell: L’eroe dai mille volti.

Nella terza pagina troviamo la spiritualità e trovare la vita in noi.

Se si toccano le sfumature dell’amore possiamo innalzarci e arrivare al rispetto di noi e dell’altro. L’arte è tutte le percezioni della vita e dell’amore sublimate e assieme fanno la differenza descrivendo la libertà. Alla fine dei racconti ci rendiamo conto di questo amore per noi che è riconoscere l’esistenza dell’altro tramite la nostra individualità e rispettarlo.

In qualsiasi epoca e luogo attraverso le espressioni artistiche apprendiamo sempre di più che noi siamo l’altro.

Bisogna difendere l’arte assieme agli spazi di incontro per noi e la nostra stessa libertà di movimento a pensare alla vita vissuta. Da qui un’altra informazione negli scritti del Parracciani che è più importante saper amare che essere amati. Noi non possiamo capirci fino in fondo se non manifestiamo la nostra unicità e caratteristiche.

Arthur Schopenauer in un’opera del 1818: Il mondo come volontà di rappresentazione.

In quest’opera Schopenauer osservava già come la costituzione morale e intellettuale è molto ristretta. Il fatto di questa pochezza è dovuto dal non coltivare la propria esperienza e di vivere del giudizio altrui. In poche parole vuol apparire e non essere agendo più per vanità che necessità. Una vita ingannevole che porta a non avere idee e affannarsi per nulla.

  • Il saggio basta a se stesso e sa riempire di pensieri il silenzio che lo circonda.
  • Volere possibilmente sempre meno e sapere sempre di più.
  • Si è saggi solo a condizione di vivere in un mondo di matti.

Il racconto di Parracciani è un invito a coltivare la nostra individualità assieme alla nostra formazione interiore per raggiungere la felicità.

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